Metti una sera al PalaAlpitour a vedere la Final Eight di basket e un po’ di nostalgia ti prende. Anche perché l’ultima volta a Torino c’era Biella tra le magnifiche otto e peccato per quella brutta sconfitta contro Cantù, ma oggi vorrei rivivere quella sconfitta mille volte perché significherebbe che siamo ancora lì, nell’Olimpo del basket a sognare un uno contro uno contro Belinelli.
E invece ti tocca guardare le gesta degli altri sperando che un giorno, non troppo lontano, tutto questo ritorni. Lo spettacolo è quello delle grandi kermesse, molto americaneggiante, con anche la kiss cam che immortala gli spettatori a bordo parquet, ma soprattutto le giocate di Belinelli e Teodosic sponda virtussina di Bologna che fanno luccicare gli occhi di chi ama questo sport. Ma Biella c’è, resiste per interposta persona con l’occhio vigile di Squarcina, fido scudiero di Scariolo, e sul campo sponda veneta Reyer ci sono Matteo Chillo e Amedeo Tessitori che cercano di contrastare le stelle bolognesi con discrete giocate sotto le plance.
La vittoria sorride a Bologna e sarà la squadra da battere, Tortona permettendo, unica piemontese in lizza che ha costruito un gruppo in cui Ariel Filloy è un valore aggiunto importante che, nonostante le magie di Flaccadori e Udom, altro pezzo di amarcord biellese, porta i Leoni piemontesi alle semifinali. La magia della palla a spicchi è questa, giocate impossibili, atti tecnici imprevedibili e la costruzione di un gioco che presenta magia, quella che avevamo a Biella e che speriamo di poter riavere.