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ECONOMIA | 13 luglio 2022, 06:50

Infortuni sul lavoro in Piemonte, in preoccupante aumento

Denunciati 9 mila in più di cui 32 mortali, Airaudo: “In media un'azienda edile può essere controllata ogni 20 anni"

Infortuni sul lavoro in Piemonte, in preoccupante aumento

Infortuni sul lavoro in Piemonte, in preoccupante aumento

Oltre novemila denunce di infortunio sul lavoro in più rispetto al 2021 e 32 di questi, nei primi cinque mesi dell'anno, culminati nel peggiore dei modi, con la morte di una persona. Sono i dati che affliggono il Piemonte nel 2022, diffusi dalla Cgil regionale parlando di sicurezza per chi presta la propria attività.

Erano state 16.591 nei primi 5 mesi del 2021 (complice forse la riduzione di attività a causa del Covid) mentre nell'anno in corso, a maggio, se ne erano contati 25.666. Tra le persone che hanno perso la vita, 27 erano uomini e 5 donne, di cui due incidenti definiti "in itinere", ovvero verificati mentre viaggiavano per andare a lavorare.

"Cresce l'indignazione, ma non l'attenzione e i controlli"

L'occasione per ribadire l'emergenza è stata l’assemblea regionale dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. "Le morti e gli infortuni sul lavoro sono inaccettabili e dobbiamo spezzare la spirale che oscilla tra incidenti e indignazione - dice Giorgio Airaudo, segretario regionale della CGIL - Abbiamo purtroppo la netta sensazione che negli anni, nonostante aumenti l'indignazione, sia calata l'attenzione. E troppo spesso i nostri delegati Rls fanno segnalazioni cui non viene dato seguito. Invece centinaia e centinaia di segnalazioni finiscono nel porto delle nebbie, senza riscontro. E non vorremmo che, con la pandemia, siano diminuite le ispezioni. Temiamo che avvengano ormai solo su richiesta della magistratura, a evento nefasto avvenuto".

Anche se sono in via di assunzione nuovi ispettori. "Ma ci viene detto che per queste figure serve ancora formazione - prosegue Airaudo - e ai compiti spesso non coincidono le competenze, tra Asl e Spresal. Al momento, la statistica dice che un'azienda edile potrebbe essere controllata ogni 20 anni".

"La precarietà non fa denunciare"

Ma non solo. "Data la situazione del mercato del lavoro precario e ridotto nel tempo, sono tanti i lavoratori che preferiscono non denunciare o richiedono l'anonimato - aggiunge il segretario Cgil Piemonte - e questo influenza anche i numeri. Per questo crediamo che la situazione richieda lo stop alla precarietà e un solo contratto di accesso al lavoro, con tempi e passaggi certi".

Assente oggi la Regione Piemonte. "Ma con CISL e UIL li incalzeremo e chiediamo un incontro per conoscere il Piano di Prevenzione e sicurezza, che è responsabilità regionale".

Verso una banca dati condivisa

"Si sta lavorando a una banca dati condivisa così da avere un quadro delle attività ispettive e dei loro esiti - commenta Bruno Giordano, direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro - In questo modo si potrà avere un quadro più completo della situazione e decidere eventuali sospensioni delle attività. Allo stesso tempo abbiamo chiesto di aumentare il personale, aggiungendo nuovi ispettori. Questa mattina si sta facendo un concorso per 1184 ispettori tecnici e domani per altri 50 statistici e informatici".

"Le vittime di infortunio spesso sono lavoratori precari e fragili - aggiunge Francesca Re David, segretaria Nazionale Cgil - Ci vogliono strumenti tecnici e volontà politica, visto che il blocco delle assunzioni ha indebolito le strutture: ora è tempo che e i diversi enti e banche dati si parlino tra loro. Vanno messe in connessione le Asl e ogni ispettori costruendo un coordinamento, ma anche una campagna di formazione sulla sicurezza del lavoro".

red.vco, s.zo.

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