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SPORT | 01 luglio 2022, 06:50

Pallacanestro, il commento di Giuseppe Rasolo: “C'era una volta il basket a Biella... Ma torneremo”

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Pallacanestro, il commento di Giuseppe Rasolo: “C'era una volta il basket a Biella... Ma torneremo”

Il giorno dopo la chiusura ufficiale del sogno rossoblù è tutto un florilegio di peana, di immagini datate e d’epoca, di un sostegno verbale e scritto di chi ha vissuto in primo piano quest’avventura sul campo, sul parquet, dalla dirigenza e della tribuna e anche da quella stampa raccontando le gesta di una piccola realtà di provincia che ha provato a scoprirsi grande.

Un sogno frullato tra il Palapaietta e il Forum con le canotte bianche e quelle rossoblù pronte a infiammare, grazie alla potente voce dello speaker, azioni magistrali, tiri improbabili, stoppate incredibili; insomma tutto il repertorio usato per fare amare questo sport sempre più dai suoi adepti. Quante partite, quante battute quante persone sono passate a bordo parquet e sul campo. Due su tutte permetteteci la citazione, una per il nostro Fulvio Feraboli puntuale cronista con una passione indelebile e anche voce di cronache memorabili, pronto a scovare le storie più incredibili e di cassetta (dal punto di vista dell’interesse giornalistico) e l’altro non può che essere Gabriele Fioretti, un signore, un cronista prima e un dirigente che in punta di fioretto ha sempre saputo, con una calma olimpica, trasmettere a Biella competenza e passione.

Questi 30 anni hanno per il sottoscritto il loro marchio, dove più che il risultato ha sempre contato la qualità, l’attenzione e la narrazione, quello che gli anglofoni chiamano storytelling. Si sentono tante voci ora di chi auspica un ritorno di fiamma, di chi impreca e maledice per aver perso un giocattolo di grande impatto. Noi impropriamente vogliamo solo ricordare ciò che è stato: un percorso di crescita, di unione e di orgoglio. Biella ora come in passato non ha mai saputo godere delle proprie eccellenze, questo è un po’ il marchio di fabbrica del territorio, dove contano più gli egoismi che non il gioco di squadra (chissà cosa ne pensa Ramagli) e scopre il valore dei suoi gioielli solo quando questi si perdono nell’obblio.

Se vogliamo crescere e imparare anche dai nostri errori dobbiamo, come territorio e ci metto dentro tutti (politica, amministrazioni, tessuto imprenditoriale, associazionismo), imparare veramente a costruire insieme il nostro futuro, fatto di impresa e sviluppo ma anche di turismo, sport e outdoor: immaginate solo per un istante una griffe nazionale sulle maglie di basket, rugby o calcio (Armani, per dire, ha vinto lo scudetto del basket nazionale) quale sarebbe l’effetto dirompente, in cui però alla fine il messaggio è il territorio non il singolo, sarebbe un bel passo in avanti.

Da ultimo, un ringraziamento a tutti a chi ci ha sempre messo la faccia, dai giocatori allo staff tecnico alla dirigenza e alla curva pronti a godere dei ricordi ma anche a cavalcare nuove praterie dell’impegno sportivo. Io personalmente mi porterò qualche ricordo: le partite viste al Palapaietta con mio padre, le finali di coppa a Torino, il litigio con un arbitro di serie A che voleva espellermi e l’ultima partita frutto di una stagione sempre vissuta in prima piano da protagonista perché io ero Biella e lo sono tutt’ora come tutti noi. Ad maiora.

Giuseppe Rasolo

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