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CRONACA | 21 giugno 2022, 06:50

Caso Corradino-Cordar, domani la sentenza

La Procura di Biella chiede otto mesi di reclusione per abuso d'ufficio, la difesa l'assoluzione perchè il fatto non sussiste. In caso di condanna sindaco sospeso in base alla Legge Severino

Domani la sentenza nel caso Corradino-Cordar - Foto archivio newsbiella.it

Domani la sentenza nel caso Corradino-Cordar - Foto archivio newsbiella.it

E' attesa per domani, mercoledì 22 giugno, la sentenza del Tribunale di Biella nella vicenda Corradino-Cordar: in caso di condanna, il sindaco di Biella sarà sospeso dalla carica in base alla Legge Severino.

la Procura della Repubblica di Biella, rappresentata dal Pubblico Ministero Sarah Cacciaguerra, ha infatti chiesto otto mesi di carcere per abuso d'ufficio, reato per il quale il sindaco Corradino è imputato nella vicenda "Nomine Cda Cordar".

La legge Severino stabilisce che gli amministratori pubblici siano sospesi dall'incarico in caso di condanna di primo grado per reati contro la pubblica amministrazione come l'abuso d'ufficio.

Una legge discussa tanto da essere oggetto di richiesta di abrogazione negli ultimi referendum sulla giustizia dello scorso 12 giugno: referendum invalidati dal mancato raggiungimento del quorum.

La vicenda "Nomine Cda Cordar" riguarda il rinnovo del Consiglio di Amministrazione Cordar del giugno 2020, in cui vengono nominati presidente Gabriele Martinazzo e consiglieri Michele Lerro ed Laura Leoncini. Secondo l'accusa, Corradino avrebbe chiesto ed ottenuto da Martinazzo una riduzione di 4mila euro del compenso annuo di presidente in favore degli altri due consiglieri, in particolare per l'amica Laura Leoncini, non appoggiando la sua candidatura a presidente in caso contrario.

Prima della sentenza sono attese le repliche del difensore del sindaco, l'avvocato milanese Maria Chiara Zanconi, la quale ha chiesto l'assoluzione  perchè il fatto non sussiste.

“L'assoluzione con formula piena – commenta l'avvocato Zanconi - è l'unica soluzione giuridica possibile di questa vicenda. Il sindaco ha sempre detto di avere agito nell'interesse della pubblica amministrazione: non riteniamo, né dal punto di vista oggettivo che soggettivo, che il reato possa essere configurabile. Non vi è alcuna prova che il sindaco abbia agito per interesse proprio, non c'è alcuna evidenza di vantaggio ingiusto e la persona, Leoncini, al centro dell'accusa di abuso d'ufficio, è stata eletta con un procedura collegiale ed è stata presentata con una lista firmata da sindaci di numerosi comuni. Dal punto di vista della ricostruzione del procedimento di nomina fatta sulla base della documentazione ufficiale riteniamo che non ci sia alcun elemento che possa sostenere che ci sia stato abuso d'ufficio”.

Alessandro Bozzonetti

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