Se da una parte è vero che non bisogna essere poeti per mettere sulla carta le proprie emozioni, è pur anche vero che al poeta, oltre al compito del dire, è affidato anche quello di arrivare al cuore e alla mente attraverso le parole messe al giusto posto. Parole che, come tessere d’intarsio, perfettamente combaciano sono quelle dei versi di Nicola Loi di Ortueri, Nuoro, appositamente scritte per il Laboratorio Linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”. Incontri quotidiani in versi attivati sui social di Su Nuraghe in tempi di divieti e restrizioni; alcune, come in questo caso, verranno inserite tra i testi per gli incontri mensili transoceanici tra il Circulo sardo "Antonio Segni" di La Plata (Argentina) e il Circolo sardo di Biella.
“A sas trabagliadoras disconnotas / Alle lavoratrici disconosciute”, nella libera traduzione di Grazia Saiu, sono dedicate le dodici quartine che il poeta contemporaneo fa giungere da di là del mare ai fratelli isolani che vivono all’ombra del Mucrone. Parole ancora dissonanti in tempo di scarpe rosse e violenze sulle donne sempre più frequenti; in controtendenza su un immaginario che da millenni vuole la donna essere inferiore: creata dalla costola del nostro progenitore come nel libro della Genesi; prima donna mortale donata da Zeus secondo miti ancestrali, profondamente radicati, difficili da superare ed elaborare in chiave ugualitaria.
I versi di Loi sono ode alla donna lavoratrice che, nelle strofe che si susseguono, invitano a riflessione.