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COSTUME E SOCIETÀ | 23 gennaio 2022, 06:50

A Cavaglià il laboratorio delle meraviglie di Bruno Mocafico: “Pinocchi in legno riempiono di magia grandi e piccoli”

L’artigiano biellese, 69 anni, racconta la sua storia: “Ho sempre amato il legno, fin da quando ero ragazzo. Ho cominciato preparando giochi per i miei nipotini, ora tutto ciò che mi affascina e incuriosisce cerco di tradurlo in legno, leggendo e confrontandomi con altri”.

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A Cavaglià il laboratorio delle meraviglie di Bruno Mocafico: “Pinocchi in legno riempiono di magia grandi e piccoli”

Esiste un luogo nel Biellese dove gli adulti tornano a stupirsi come quando erano bambini. È il laboratorio delle meraviglie di Bruno Giovanni Mocafico, 69 anni, falegname di Cavaglià, che da almeno 16 anni conquista i cuori di grandi e piccini con le sue opere in legno. Gufi, oche, renne, casette dai mille utilizzi, cuori, macchinari assemblati con ingranaggi fantasiosi, burattini di legno a incastro di piccole, medie e grandi dimensioni: sono solo alcune delle realizzazioni pensate e ideate dall’artigiano, guidato dalla passione e dalla sete di conoscenza.

 

“Ho sempre amato il legno, fin da quando ero ragazzo: è un materiale caldo, profumato, affascinante, che ti permette di tradurre in realtà ciò che si pensa – racconta - Quando ne afferro in mano un pezzo, ho già in mente ciò che voglio eseguire. Ma non sempre tutto riesce al primo colpo: i fallimenti, gli sbagli e i momenti di sconforto possono accadere, a seconda della complessità dell’opera da realizzare. Ma la volontà ti permette di raggiungere tutto ciò che desideri. Ho iniziato a preparare giochi per i miei nipotini: ora, tutto ciò che mi affascina e incuriosisce cerco di tradurlo in legno, leggendo e confrontandomi con altri artigiani. Occorre imparare ogni giorno per essere un buon maestro”.

Prima di dedicarsi a tempo pieno alla sua passione, Mocafico si impegnava in tutt’altro: “Prima lavoravo il ferro in un’officina meccanica, poi all’ATAP ma ho sempre continuato a coltivare la mia passione nei ritagli di tempo – sottolinea - Da quando, invece, sono in pensione posso dare libero sfogo alla mia creatività, stando diverse ore nel mio laboratorio”. Dove sono affissi i legni in fase di lavorazione, o conclusi, con tutta la strumentazione che ne richiede: “Utilizzo il traforo e la sega a nastro privilegiando il noce, il cedro e il castagno. Una volta ottenuto il materiale parto da un’idea di base e mi ci dedico anima e corpo. Sono fortunato ad avere una famiglia comprensiva e ringrazio mia moglie Roberta, insieme alle mie figlie, Alessandra e Carolina, per tutto il sostegno”.

Osservando prima il laboratorio, poi lo studio, non si può fare a meno di notare la vasta collezione di pezzi presenti (circa 300): per lo più Pinocchi di grandezza variabile e in sella a diversi mezzi meccanici. “Mi piacciono molto, sono una vera attrattiva per i più piccoli. Smontabili, rimontabili, grandi, piccoli, statici o in movimento: sanno intenerire i bambini di qualunque età e, ogni volta, i loro occhi si illuminano di allegria e magia”.

Ed è proprio con le nuove generazioni che il falegname biellese si rivolge: “Covid permettendo, vengono a farmi visita le scuole del paese. Sono incontri importanti perché sono buone occasioni per far comprendere ai giovani gli antichi mestieri di una volta. Come questo che, col passare degli anni, sta via via scomparendo. Il sogno? Vedere tra 20 anni uno di questi ragazzini lavorare il legno e sapere di avergli trasmesso qualcosa. Sarebbe una grande soddisfazione. Credo valga la pena di vivere per lasciare una traccia, un’impronta di ciò che si è realizzato in vita”.    

Gilberto Caon

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