/ CRONACA

CRONACA | 13 gennaio 2022, 17:46

Costa Concordia, il racconto di Adriano Bertaglia: “Ricordo le luci della nave affondare per sempre nel buio”

Il ricordo a dieci anni di distanza: “Per cinque volte ci hanno detto che si trattava solo di un black-out tecnico e invitato a tornare in cabina"

Costa Concordia, il racconto di Adriano Bertaglia: “Ricordo le luci della nave affondare per sempre nel buio del mare”

Costa Concordia, il racconto di Adriano Bertaglia: “Ricordo le luci della nave affondare per sempre nel buio del mare”

13 gennaio 2012, isola del Giglio. La nave da crociera Costa Concordia, in transito da Civitavecchia a Savona, urta il più piccolo degli scogli de Le Scole, a circa 500 metri dal porto. Lo squarcio causato dal danno fa imbarcare ingenti quantità di acqua che provocano uno sbandamento sul lato destro, fino a innescare il processo di immersione della nave che porterà alla morte di 32 persone.

Agitazione, tensione, terrore sono le emozioni vissute dai passeggeri presenti a bordo in quella tragica notte, tra loro, il biellese Adriano Bertaglia, ex dipendente comunale dell’ufficio tecnico del Comune di Biella: “Dopo 10 anni – racconta Adriano – il ricordo si è un po’ annebbiato ma alcune scene sono destinate a restare per sempre”. Adriano si trovava in gita con la moglie, i cugini e 2 amici e per loro quel 13 gennaio era l’ultimo giorno di crociera: “Eravamo in cabina per fare i bagagli – spiega Bertaglia – perché volevamo andare a dormire presto visto che l’indomani avremo concluso la nostra vacanza, tant’è che mia moglie era già in pigiama. Ad un certo punto abbiamo sentito un urto fortissimo e dalla cabina davanti alla nostra, che dava sul mare, si è vista l’acqua della piscina versarsi dal ponte di coperta”.

Appena saliti verso l’alto, Adriano e suo cugino hanno visto le vasche vuote, la nave si stava lentamente ma inesorabilmente piegando: “Per cinque volte ci hanno detto che si trattava solo di un black-out tecnico e invitato a tornare in cabina. L’abbiamo fatto ma poi è giunto un segnale inequivocabile: sette colpi di sirena, dovevamo abbandonare l’imbarcazione”.

Scatta così la corsa verso il ponte 4: “Il caos regnava sovrano – ricorda lucidamente Adriano – e le persone correvano nel panico da una parte all’altra tra i pianti dei bambini. Arrivati a destinazione abbiamo ricevuto un’amara sorpresa poiché la scialuppa a noi destinata non poteva essere calata in acqua a causa della compromissione di uno degli argani”.

A quel punto, una folgorazione: i danni avevano mandato in tilt i sistemi dell’imbarcazione consentendo l’apertura delle porte e permettendo ad Adriano e gli altri di dirigersi dall’altra parte per tentare di gettarsi in mare: “Per fortuna non siamo dovuti ricorre a tale soluzione. Una zattera di salvataggio in gomma, era già stata disposta in acqua e la guardia costiera stava arrivando a soccorrerci”.

Arrivati al porto, un’immagine indelebile si è presentata allo sguardo di Bertaglia, ormai al sicuro: “Ricordo le luci della nave affondare per sempre nel buio. Temo che la zattera dietro alla nostra non ce l’abbia fatta”.

mi.be.

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore