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AL DIRETTORE | 06 dicembre 2021, 10:37

"Basterà il rispetto a farci uscire dalla pandemia?" i lettori scrivono

"Basterà il rispetto a farci uscire dalla pandemia?" i lettori scrivono

Egregio Direttore,

Giovedì sera, 20:30, dopo un'intera giornata ecco arrivare l'esito: positivo. Nostro figlio maggiore è positivo al covid-19, fortunatamente completamente asintomatico. Ha fatto il test la mattina stessa a seguito della segnalazione della scuola, dal momento che, nella stessa classe, era stato segnalato già un altro alunno positivo.
Nonostante fossimo già da un paio di ore a consultare il sito SalutePiemonte per provare a vedere il risultato, questo ci è stato anticipato dal medico di famiglia che, prontamente, ce lo comunica e ci informa anche che, l'indomani, verremo contattati dalla ASL di Biella per effettuare il tampone a ogni altro componente della famiglia.

Più che giusto! Chi ci conosce saprà riconoscere che cerchiamo di essere il più possibile rispettosi: mascherina sempre davanti alla bocca all'esterno e sul posto di lavoro, e lasciatecelo dire: magari agli occhi di chi come noi è già vaccinato tale comportamento è quasi da stupidi, è esagerato. Però è corretto. Non che per noi indossare la mascherina sia piacevole ma è una questione di educazione, di responsabilità civica, di rispetto e di vicinanza ad altre persone deboli o meno.
Anche per questo rispetto segnaliamo immediatamente la situazione ai datori di lavoro che ci consigliano di rimanere a casa finché non sapremo novità dal tampone.

Per tutto il giorno seguente, però non si fa vivo nessuno: nessun contatto dall'asl, nessuno che ci intima ufficialmente lo stato di quarantena di nostro figlio (l'anno precedente c'era già successo e in quel caso l'Asl aveva avvertito il comune e questo questa ci aveva notificato ufficialmente la quarantena mediante vigili urbani... Quest'anno nulla; ma abbiamo visto che le cose cambiano repentinamente: di mese in mese, di 15 giorni in 15 giorni e, magari, la prassi dello scorso anno non è più in voga).

Nonostante questo, durante la giornata - ricordo che è venerdì -, contattiamo per ben due volte il numero verde di Regione Piemonte a segnalare il fatto che dobbiamo sottoporci a tampone e che siamo in casa in isolamento volontario. Dall'altra parte ne prendono atto e alla seconda telefonata ci dicono di aver già segnalato il caso con urgenza.
Sabato mattina una novità: sul cellulare di nostro figlio appare una chiamata non risposta proprio di un numero di Biella: 0151515####. Deve essere l'Asl! La chiamata è intorno alle 9.15 e non più di 20 minuti dopo proviamo a comporre lo stesso numero. Ma parte il solito giro di risponditori automatici, squilli a vuoto che alla fine ci portano a parlare con il centralino dell'ospedale che non sa come metterci in contatto con qualcuno. Anzi: ci dice che al sabato, molto probabilmente, all'ASL di Via Don Sturzo non c'è nessuno.

Eppure qualcuno ha pur provato a contattarci e sebbene la prima volta non abbia trovato risposta non ha provato a ri-telefonarci mezz'ora dopo, neppure un'ora dopo, non più per tutta la giornata.
Dunque proviamo di nuovo al numero verde di Regione Piemonte il quale ci riconosce immediatamente: "Ma lei è ‘Pinco Pallino’; ieri ha già telefonato due volte!" e con cortesia segnalano nuovamente l’urgenza.

In seguito riusciamo a giungere ad un altro numero: un numero interno della ASL di Biella... anche qui il solito giro di risponditore automatico, squilli a vuoto per poi tornare al centralino dell'ospedale di Biella che di nuovo non sa come aiutarci. Ma ricordiamo che é sabato e probabilmente, pensiamo noi, non c’è un'emergenza covid tale da svolgere le pratiche di richiamo ai tamponi durante il fine settimana.
Fortunatamente domani sarà lunedì e noi speriamo che domani ci contatteranno per dirci quando la nostra famiglia dovrà fare il tampone. Magari sarà il giorno dopo: martedì. Noi altri ci auguriamo di essere tutti negativi; a quel punto scatterà un periodo ufficiale di quarantena, noi staremo alle indicazioni che ci verranno comunicate!
Nel frattempo perderemo altri giorni di lavoro, nostro malgrado, non sappiamo se in caso di negatività saranno rimborsati o meno; nel mente speriamo che ci notifichino la quarantena.

È innegabile che nel nostro, come in tanti altri casi potrebbe esserci stato qualche intoppo: è una storia come tante in questo periodo! Noi, pur sentendoci trascurati, stupidi, cerchiamo di continuare ad essere rispettosi!
Ma il punto è proprio questo: non tutti siamo così: qualcuno nella stessa situazione - esasperato o menefreghista – finchè non contattato dall’asl, se non ufficializzata una quarantena, potrebbe benissimo andarsene in giro -magari a mascherina abbassata- ed eventualmente diffondere il virus…

Basterà il rispetto di alcuni a farci uscire dalla pandemia?

Simona Panini, Sandro Andreotti

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