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ATTUALITÀ | 26 novembre 2021, 17:12

Suicidio assistito, Viale: "Io disponibile, ma i colleghi non mi lasceranno solo"

A gennaio la Corte Costituzionale dovrà decidere se dare il via libera al referendum sull'eutanasia legale, richiesto con 1 milione e 200 mila firme

Silvio Viale

Silvio Viale

“Suicidio assistito, tranquilli. A Torino e in Piemonte almeno un medico c’è, ma sono sicuro che i miei colleghi non mi lasceranno solo”. A scriverlo in un post su Facebook è il ginecologo ed esponente dei Radicali Silvio Viale, all’indomani del caso “Mario”, primo malato in Italia ad aver avuto l’ok per il suicidio medicalmente assistito. L’uomo di 43 anni, tetraplegico da 11 anni dopo un incidente stradale, chiedeva al Comitato Etico dell’Asl nelle Marche di avere accesso ad un farmaco letale.

Viale già nel 2019Viale aveva dato la sua disponibilità ad aiutare i pazienti in fase terminale o con gravi patologie, che desiderano morire, il 25 novembre 2019 con una lettera indirizzata al direttore generale e sanitario della Città della Salute e della Scienza di Torino, al direttore del Sant’Anna e al direttore del dipartimento di ostetricia e ginecologia.

“Sono vent'anni, - spiega -  che frequento le riunioni e i congressi della Federazione Europea delle Associazioni "Right to Die", per cui sono preparato. Potrà sembrare strano che debba intervenire un ginecologo, ma sono certo che la tradizione etica e deontologica subalpina non mi lascerà solo”. “Del resto – aggiunge - in Svizzera sono spesso i medici di base che procedono alla prescrizione del farmaco mortale”.

Negli scorsi mesi sono state depositate in Cassazione un milione e 200 mila per chiedere il referendum all’eutanasia legale, che propone l’abrogazione parziale dell’articolo 579 del codice penale che punisce l’omicidio del consenziente. A gennaio la Corte Costituzionale darà o meno il via libera al quesito referendario. Ad inizio settimana l'Associazione radicale Aglietta ha annunciato la nascita di un coordinamento in difesa del diritto al referendum per l’eutanasia legale. La differenza rispetto al suicidio assistito è che quest’ultimo prevede che l’atto finale di togliersi la vita, somministrandosi le sostanze in maniera volontaria, sia il soggetto stesso e non terzi.

redazione torino, s.zo.

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