AL DIRETTORE - 25 settembre 2021, 06:50

Lettera di un'insegnante non vaccinata: "Mi sento in dovere di urlare, contro un diritto di lavorare"

Un testo inviato in redazione da un'insegnante

Lettera di un'insegnante non vaccinata: "Mi sento in dovere di urlare, contro un diritto di lavorare"

Riceviamo e pubblichiamo: 

"Questa sera ho sentito il bisogno di prendere in mano carta e penna, così, all'antica. . . Così come amo  fare, quando voglio "trasmettere" qualcosa che mi nasce dal profondo. Mi presento: sono un'insegnante, una donna, una mamma, sono una persona "non vaccinata" e ultimamente, è solo questo termine che colpisce l'attenzione e che interessa. Sono una "non vaccinata" con l'esenzione medica fino al 30 fino settembre, per essere motivi di salute, non indifferenti  e sono una "non vaccinata esente" con molti dubbi e molte perplessità, per ciò che sarà il 'dopo scadenza'. Io, come molti altri lavoratori e persone, con problemi di salute, vengo colta da ansie e preoccupazioni di vedermi sospesa o allontanata dal lavoro, per motivi che non ho scelto. La soluzione non può consistere in tamponi che scadono in 48 ore, spesso durante l'orario lavorativo, tamponi ,per altro, troppo costosi. Preciso ,inoltre, che se il tampone scade, durante le ore di servizio, oltre ad essere allontanati dal posto di lavoro, vi sono multe care e salate. La cosa davvero spiacevole è che io, come altri lavoratori e persone con problemi di salute, vengo  etichettata "no vax " , perché è più facile discriminare , piuttosto che mettersi nei panni degli altri.

Non si può giudicare sempre e solo dalle apparenze, sarebbe bello e opportuno cercare, o quantomeno provare a comprendere le motivazioni che portano una persona a fare una scelta, anziché un'altra e accettare il pensiero altrui, anche se diverso, così come si vuole sia accettato il nostro. Tengo a precisare che ho aderito a sottoporre a vaccinazione mio figlio, in quanto diversamente abile. Da sempre lotto e combatto dalla parte dei deboli, dalla parte di chi "non ha voce" ! ora, più che mai, mi sento in dovere di parlare, di "urlare", contro un diritto che ci sta venendo violato, il diritto di lavorare, il diritto di non sentire questo obbligo, questa imposizione ,così incombente, riguardo a ciò che è la tutela della nostra salute, nel mio caso già decisamente precaria e, per alcuni aspetti ,invalidante.

Lavoro con bambini che non hanno l'obbligo del distanziamento e tanto meno delle mascherine, quindi chiedo che non mi sia violata la libertà di scegliere e, a mio avviso, di tutelare me stessa".

lettera firmata

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