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COSTUME E SOCIETÀ | 16 settembre 2021, 10:16

Pettinengo, Museo delle Migrazioni: la famiglia Martinero tra Sassari e Sassaia

Pettinengo, Museo delle Migrazioni: la famiglia Martinero tra Sassari e Sassaia

Visitando il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo, si osserva che le migrazioni possono essere anche non definitive, come nel caso delle mondine, lavoratrici stagionali, e degli uccelli, che si spostano due volte all’anno per trovare le condizioni ideali di vita. Ma è anche il caso della famiglia Martinero, di cui riusciamo a ripercorrere le vicende grazie all’allestimento etnografico che si trova nell’ultima sala del Museo e che raccoglie diversi cimeli, quali strumenti da lavoro, oggetti dal valore affettivo e, soprattutto, testimonianze di tre matrimoni: tutte prove del legame che, dalla fine dell’Ottocento, lega la Sardegna con l’Alta Valle Cervo, luogo d’origine di Giorgio Martinero, che per primo migra in Sardegna per avviare uno dei suoi cantieri edili nel 1883. Lo raggiunge poi il figlio GioBattista dopo essersi diplomato alle Scuole Tecniche di Campiglia Cervo, e se GioBattista torna in Valle nel 1907 per sposare Lucia Allara Roan è anche vero non ci mette molto a tornare in Sardegna accompagnato dalla moglie. Ecco quindi che all’emigrazione valligiana degli abili costruttori della Bürsch iniziano a partecipare anche le mogli, seguendo i mariti da un cantiere all’altro, ricamando e crescendo i figli sardi di nascita: è questo il caso di Giorgio Martinero, nato a Sassari nel 1908, e che stringerà il legame tra Sassaia e la Sardegna sposando una sassarese, Aurora De Melio. È grazie alla loro figlia Maria Martinero, che ha raccolto i cimeli di famiglia, che oggi possiamo studiare come le tradizioni familiari sarde e biellesi si sono intrecciate nel corso degli anni nell’arte del ricamo, nei mobili, e perfino nella creazione di un “bosco dell’amore”, formato da querce e roverelle sarde, vero e proprio angolo di Sardegna presente nel nostro territorio, a Quittengo, oggi comune di Campiglia Cervo.

Marta Campana

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