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COSTUME E SOCIETÀ | 15 settembre 2021, 10:14

Donne “dae nois sepultadas/da noi seppellite”, riflessioni da Su Nuraghe nei versi di Nicola Loi

Donne “dae nois sepultadas/da noi seppellite”, riflessioni da Su Nuraghe nei versi di Nicola Loi

Donne “dae nois sepultadas/da noi seppellite”, riflessioni da Su Nuraghe nei versi di Nicola Loi

A Biella, sul muro perimetrale di un vecchio opificio prospiciente la via Alfonso Ogliaro è stata affissa una lunga teoria di sagome di scarpe rosse. Dalle calzature vermiglie, traspare il cromatico messaggio adottato in difesa delle donne; problema ritornato alla ribalta dopo il ritiro americano dall’Afghanistan.

Alla cronaca internazionale fanno riferimento i primi versi della poesia “dae nois sepultadas/da noi seppellite” di Nicola Loi di Ortueri (Nuoro).

Inviata a Su Nuraghe di Biella, verrà inserita nell’antologia di testi del Laboratorio Linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant” per imparare a leggere e scrivere in lingua materna nell’idioma parlato oggi che racconta il tempo presente.

“Abboghinamus a sos Talebanos,/Ma cantas sorres amus fatu fora./Semus tziviles, semus Cristianos,/A las bochire sighimus ancora”. Vale a dire: “Gridiamo contro i Talebani,/ma quante sorelle abbiamo ucciso./Siamo civili, siamo Cristiani,/a ucciderle continuiamo ancora”.

Versi che, nella loro realistica crudezza, rimandano alle riflessioni di Carl Gustav Jung (1875-1961), psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero, quando parla di quel “meccanismo della proiezione” che ci indurrebbe a proiettare negli altri le caratteristiche scomode di noi stessi. Caratteristiche da noi auto-censurate, perché ci danno fastidio in quanto il fastidio negli altri sarebbe lo specchio della nostra interiorità non accolta, non integrata, rifiutata.


Salvatorica Oppes

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