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ATTUALITÀ | 14 settembre 2021, 15:15

Impiantata protesi di caviglia su misura stampata in 3D a trentenne

Intervento all’avanguardia in Ortopedia e Traumatologia all’Asl di Biella

Impiantata protesi di caviglia su misura stampata in 3D a trentenne

L’operazione, condotta con successo dal Direttore Walter Daghino e dalla sua équipe, ha riguardato l’impianto di un astragalo stampato in 3D nel piede di un paziente di 31 anni, infortunatosi gravemente in un incidente occorso mesi fa, le cui complicanze avevano portato a un deficit funzionale di tutto l’arto, che comprometteva la deambulazione. L’intervento, realizzato nel maggio scorso, sta generando risultati confortanti in questa fase precoce, in cui il soggetto ha ricominciato a camminare senza dolore, ormai in una fase avanzata nel percorso di abbandono delle stampelle che inizialmente lo sorreggevano. L’astragalo è un osso del piede che fa parte dell’articolazione della caviglia. «La dinamica dell’incidente subìto aveva causato l’espulsione dell’astragalo all’esterno della cute portando il paziente ad avere una massiva necrosi ossea, che ha generato una grave deformità con perdita di altezza della caviglia interessata, che si presentava quindi con una mobilità residua ridottissima e dolorosa, facendo inoltre diventare l’arto più corto di diversi centimetri», spiega il dottor Daghino.

L’ortopedico e traumatologo ripercorre le tappe del percorso preparatorio, durato parecchi mesi, che ha portato all’intervento: «Da una Tac effettuata sulla caviglia sana è stato possibile ricavare un’immagine speculare dell’astragalo rovinato, dai cui dati si è proceduto, tramite un software specifico connesso a stampanti 3D per biomateriali, a progettare una componente sostitutiva dell’osso degenerato, da inserire in una protesi di caviglia da costruire appositamente per le caratteristiche del paziente. Lavorando in team con gli ingegneri della ditta che ha prodotto la protesi sono state perciò studiate e messe a punto passo passo la strategia costruttiva e la tecnica chirurgica più idonee per posizionare l’impianto, tenendo conto delle caratteristiche peculiari del caso clinico e dell’alterazione dell’anatomia che si doveva correggere. Il tutto è stato realizzato in un primo tempo impiegando modelli grafici e successivamente, man mano che le procedure si affinavano, utilizzando modelli in plastica in scala 1:1 che simulavano le componenti ossee interessate e quelle protesiche da introdurre; questo per arrivare a riprodurre con il massimo grado di precisione possibile quanto poi si sarebbe dovuto realizzare in sala operatoria con il modello da adattare all’anatomia del paziente».

comunicato Asl Bi -s.zo.

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