/ AL DIRETTORE

AL DIRETTORE | 09 settembre 2021, 12:00

Scuola, un nuovo inizio in cui urgono di più le grandi domande

scuola

Scuola, un nuovo inizio in cui urgono di più le grandi domande

Comincia un nuovo anno scolastico (e lavorativo) e si parla di un apparente ritorno alla “normalità”, eppure tutto è così diverso rispetto al passato... Il temibile signore oscuro, che si fa chiamare Covid-19, incombe ancora, speriamo non più come invincibile problema, ma sicuramente come minaccia. Per la salute? Certamente sì, ma con l’andare del tempo si affacciano domande più grandi, che riguardano dimensioni più profonde dell’esistenza.

A guardar bene, infatti, il virus, oltre che la salute pubblica, ha messo in crisi proprio le risposte “classiche”, di noi bipedi pensanti del XXI secolo, alle grandi domande della vita. Ci ha costretti a stare immobili in casa quando noi invece pensavamo di dare senso al tempo muovendoci come matti, in funzione del dio-successo che richiede sacrifici umani senza fine. Ha incrinato uno dei principali totem a cui ci aggrappiamo per avere speranza nel futuro, ovvero quella scienza capace sì di molte cose, ma che, nel momento del bisogno, è stata in fin dei conti impotente davanti al mondo intero imprigionato in casa per mesi e mesi.

Persino il luogo comune più potente di tutti – “quando c’è la salute…” – esce con le ossa rotte da questo duplice sconvolgente anno, che improvvisamente, a reti mondiali unificate, ci ha fatto toccare con mano la possibilità che il nostro benessere sia messo in pericolo in un istante, da parte di un nemico microscopico. Insomma, in un colpo solo, il virus ha messo in dubbio le nostre risposte fatte in casa riguardo ciò che rende grande e significativa la vita.

Ma se basta un esserino più piccolo di un moscerino a farci dubitare del successo, del potere, dell’onnipotenza della scienza, del benessere come risposte vere al desiderio di felicità… il problema non è forse nelle risposte stesse, talmente deboli da andare in crisi di fronte a un avversario in fondo così piccino? Siamo di fronte a un rischioso bivio, dunque, particolarmente drammatico per i cuori più giovani: o rischiare fino in fondo riguardo alle domande che urgono nel petto o disperare ancora di più chiudendosi in una solitudine cinica.

Le risposte intermedie, né calde né fredde, troppo deboli per reggere la vita, sono state probabilmente messe in crisi definitivamente da questi due anni speciali. In questo momento storico, allora, il mestiere più bello è (lo dico in anticipo, sono di parte) essere un insegnante di Religione: quale luogo è infatti più adatto per vivere in piena intelligenza e libertà proprio queste domande, ora urgenti più che in passato? Magari per cominciare a ipotizzare che la risposta grande al nostro cuore non sia in un nostro progetto, ma in una novità, un’esperienza più grande. Il Vangelo di qualche giorno fa ci invitava a “prendere il largo”.

Ecco, oggi mi sembra che si stiano riducendo sempre più le vie di mezzo: o lo stagno di una solitudine tremenda o il mare aperto di un Mistero senza fine. Ma per prendere il largo ho bisogno di incrociare lo sguardo infiammato di qualcuno che mi dica che io sono nato per essere pescatore di uomini e non solo di miseri pesci.

Antonio Iannaccone

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore