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AL DIRETTORE | 08 settembre 2021, 07:40

Automobilisti e ciclisti, una difficile convivenza

Automobilisti e ciclisti, una difficile convivenza

Automobilisti e ciclisti, una difficile convivenza

Quando si parla di un rapporto non troppo affettuoso come quello che intercorre tra automobilisti e ciclisti è indispensabile esprimere il proprio parere in modo imparziale e allora, cosa c’è di meglio che appartenere ad entrambe le categorie in argomento? Come già detto, tra le due tipologie di fruitori di careggiata la convivenza difficilmente è serena e rilassata, perché entrambi dimenticano che i loro mezzi e comportamenti sono soggetti a specifiche norme del “Codice della strada” che disciplinano sia chi guida che chi pedala.

Perché entrambi dimenticano che non esiste un “padrone della strada” e che tutti nel percorrere un qualsiasi tragitto hanno pari dignità, pari diritti ma soprattutto pari doveri.

Perché entrambi dimenticano che esiste la buona educazione per cui le urla, gli insulti verbali, gli atteggiamenti di sfida o le risse sono solo segnali di una frustrazione personale che trova il suo sfogo in queste becere manifestazioni dalle conseguenze a volte gravi che possono portare in caserma o peggio ancora al pronto soccorso.

La rissa è un reato e fa parte dei delitti contro la persona. L’art 588 del Codice Penale cita:  “…chi partecipa ad una rissa è punito con una multa sino a 2.000€. La pena della reclusione scatta soltanto quando nella rissa qualcuno riporta lesioni personali o viene ucciso, ……”

Ma è così difficile trovare un equilibrio civile che permetta di gestire la propria mobilità urbana ed extra urbana nel rispetto di tutti gli altri utenti inclusi i pedoni?

Cari ciclisti, che piaccia o no, si deve pedalare in fila indiana rimandando le piacevoli chiacchierate con i compagni di uscita a quando si è su strade a scarsa percorrenza. Essere in tanti non autorizza a viaggiare appaiati occupando quasi completamente la corsia e infischiandosene di chi, pur avendone il diritto, deve lottare per superare il duetto o il “branco” riottoso.

Ai semafori conviene evitare di passare con il rosso, mettere il piede a terra e attendere qualche minuto che riappaia il rassicurante verde di via libera non ha mai umiliato nessuno.

Quando si sta pedalando, entrambe le mani devono impugnare il manubrio per cui è meglio astenersi dall’utilizzare il cellulare. Se è veramente indispensabile rispondere ad una chiamata o inviare vitali messaggi nell’etere bisogna fermarsi perché il concentrarsi su queste banali attività social mentre si è in movimento può costare caro.

Anche l’uso degli auricolari per ascoltare musica magari ad alto volume, il non segnalare o indicare all’ultimo momento il cambio della propria direzione, la mancanza di luci, di giubbotti o bretelle retroriflettenti per rendersi visibili di sera e al buio possono portare a tragiche conseguenze.

Cari automobilisti, che piaccia o no, i ciclisti e i pedoni sono gli utenti della strada più vulnerabili e non dei nemici che ti fanno perdere tempo prezioso.

Pertanto, quando ci si mette alla guida di un mezzo notoriamente pesante occorre far leva sul proprio senso di responsabilità, evitare di sentirsi i paladini della categoria e di dare spazio a nevrasteniche e pericolose insofferenze.

E’ d’obbligo mantenere la distanza di sicurezza (non meno di 1.5 mt.) quando si supera un ciclista e, se questo non può avvenire subito per la presenza di altre auto, è sufficiente togliere il piede dall’acceleratore, ovvero ridurre la velocità ed attendere con calma il momento migliore e più sicuro per la manovra.

E’ responsabilità dell’automobilista valutare l’adeguatezza della distanza laterale rispetto al rischio di far cadere il ciclista sia per contatto diretto o anche per lo spostamento d’aria.

Purtroppo per strada circolano autisti che, essendo dei frustrati del volante, adorano “fare il pelo” a chiunque, anche a chi sta pedalando tranquillamente a lato e nel rispetto delle regole.

Questi criminali devono avere ben chiaro che gli odiati ciclisti sono esseri umani e non birilli, pertanto se si sentono così fortemente attratti dallo strike è meglio che vadano a sfogare i loro biechi istinti su una pista da bowling e non per strada a danneggiare le persone.

Nessuno ha il diritto di giocare con la vita altrui!

Allo stesso modo, è da incivile aspettare di arrivare accanto alla ruota posteriore di una bicicletta per iniziare a suonare il clacson come se fosse una colonna sonora e poi ridacchiare come un babbeo dello spavento procurato.

Il clacson è un corretto avvertimento non un gesto stupido o arrogante!

Anche per gli automobilisti vale il concetto che non si può cambiare direzione o svoltare improvvisamente senza segnalarlo in anticipo ed è per questo importante motivo che hanno inventato le “frecce”.

Ci sono guidatori pericolosamente sbadati in ogni manovra ed altri magari più attenti ma che non riescono a resistere alla tentazione di usare il cellulare mentre guidano. In questo caso tra tenere il volante con una mano, l’adorato telefonino con l’altra e non avendo a disposizione un terzo arto, i poverini non riescono proprio ad inserire l’indicatore direzionale e chi è dietro o a fianco…. si arrangi!

La presenza di piste ciclabili tende ad azzerare queste problematiche ma in mancanza di tali infrastrutture, quando si sale in bicicletta o in auto, bisogna ricordarsi di portare sempre con sé il buonsenso ed il rispetto; entrambi non sono un carico difficile e pesante da trasportare ma quando sono presenti possono garantire a tutti il diritto di ritornare a casa sani, sereni e senza dolorosi rimorsi.

 

Alida Bortolan

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