/ ATTUALITÀ

ATTUALITÀ | 25 agosto 2021, 13:00

Verso l'Incoronazione di Oropa, i consigli del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Biella

Il Biellese montano, un territorio con un forte legame da preservare tra uomo e animali.

oropa

Verso l'Incoronazione di Oropa, i consigli e le raccomandazioni del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Biella

Esiste da sempre un rapporto stretto fra il territorio montano del biellese, l’uomo e gli animali. Ed è strettissimo questo legame con la Valle d’Oropa e il Santuario dedicato alla Madonna d’Oropa, di cui il prossimo 29 agosto si celebrerà la Vª centenaria Incoronazione. Lo testimoniano gli ex voto che si trovano nella galleria del Santuario, dove in molti di essi sono raffigurati momenti di vita dell’uomo in stretta interazione con animali domestici e selvatici.

Lo stesso bovino tipico della zona, la Pezzata Rossa d’Oropa, porta il nome della località; si tratta di una razza a triplice attitudine (latte, carne, ambiente) oggetto di attenzione della Comunità Europea e inserita fra quelle che godono di programmi di salvaguardia. Non dimentichiamo poi i cani da pastore che da sempre aiutano gli allevatori nel governo delle mandrie e delle greggi con impareggiabile capacità e dedizione. Tale è la tipicità di questi esemplari, da essere stata riconosciuta da parte dell’Enci (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) la razza col nome di “Cane da Pastore d’Oropa” nel 2016. Tanti sono quindi i prodotti tipici di origine animale della Valle d’Oropa e di quelle limitrofe, ovvero Valle Elvo, Valle Cervo, Valle Strona e Valsessera: toma, maccagno, miele.

È in questi ambiti che il Servizio Veterinario e il Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dell’Asl di Biella, in collaborazione e sinergia con gli altri attori presenti sul territorio, svolgono molta della propria attività a tutela e controllo della salute e del benessere degli animali allevati, della salubrità e della tipicità dei prodotti di origine animale, della salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità. I consumatori, sempre più “consum-attori” in quanto consapevoli e preparati nella scelta dei loro acquisti, chiedono prodotti sicuri, salubri e che siano stati realizzati in maniera eticamente adeguata. Le produzioni del nostro territorio sono caratterizzate per rispondere alle esigenze di un mercato evoluto e informato in quanto garantiscono un percorso naturale, sicuro, a chilometro zero dalla stalla alla tavola, tanto nella produzione che nella trasformazione locale. A ciò si aggiungono tecniche di allevamento estensivo sviluppate in modo tradizionale, che privilegiano il pascolo e l'alpeggio per molti mesi all'anno.

Queste metodiche sono inoltre chiaramente garanti di una filiera produttiva rispettosa del benessere degli animali allevati e sostenibile per l'ambiente. È proprio nei territori come quelli delle nostre valli che è più evidente il filo conduttore, oggi chiamato “One Health”, che lega l’ambiente, la salute dell’uomo e degli animali domestici e selvatici. Un legame indissolubile di cui la Sanità Pubblica vuole essere garante. Il concetto One Health che identifica la stretta correlazione fra la salute umana, la salute animale e la salute dell'ambiente è oggi un tema quanto mai attuale e alla luce dell'emergenza Covid assume un valore ancora più rilevante e concreto.

Il rapporto stretto tra uomo e animali è evidente e cifrato dal fatto che oltre il 70-80% delle malattie che colpiscono l'essere umano trovano origine anche dal mondo animale, ma anche quello che entrambi questi ecosistemi dipendono inequivocabilmente dallo stato di salute dell'ambiente in cui viviamo. Saranno numerosi i fedeli e i turisti che parteciperanno alle celebrazioni Mariane. Confidiamo che questi sapranno essere responsabili nella cura dell’ambiente che avranno il privilegio di ammirare, rispettosi degli animali che incontreranno, dei loro spazi e del lavoro degli allevatori, assicurando la necessaria attenzione e il controllo agli amici cani che porteranno al seguito, garantendo il loro benessere, un comportamento adeguato alle circostanze e la sicurezza delle persone e degli altri animali con cui verranno in contatto. Per questo, si raccomanda il rispetto delle norme che prevedono sempre l’uso del guinzaglio con museruola al seguito e la raccolta delle feci.

Il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Biella augura quindi a tutti un piacevole e appagante soggiorno nel territorio biellese.Molti dei nostri allevatori trasformano direttamente il latte dei loro animali in caseifici aziendali, anche in alpeggio. Alcuni sono “registrati” per la sola vendita diretta, altri sono “riconosciuti” e quindi in possesso di bollo CE con possibilità di commercializzazione su tutto il territorio. Altri allevatori non trasformano direttamente il latte, ma lo conferiscono nei caseifici industriali “riconosciuti” e autorizzati. I prodotti tipici della zona sono la toma Dop e il maccagno. Tra gli altri prodotti caseari simile alla toma, vi è il Beddu, prodotto con latte scremato e tipico della zona di Pralungo, che si consuma fresco o previa stagionatura sulla paglia.

Notevole è la varietà di formaggi freschi: Sordevolo, ricotta, tumìn e non mancano i formaggi caprini, siano essi freschi, stagionati o variamente aromatizzati. La razza Ovina Biellese è stata ufficialmente riconosciuta nel 1985 ed è la principale razza autoctona del Piemonte; l’attitudine prevalente è per la produzione di carne, mentre il latte viene utilizzato per lo svezzamento degli agnelli; l’agnello biellese è stato inserito tra i PAT, prodotti tradizionali per i quali metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo e praticate sul territorio in maniera omogenea. Un altro PAT, prodotto tradizionale tipico, del territorio è la paletta biellese; si tratta dell’intera frazione muscolare che ha come base anatomica la scapola del suino nazionale pesante.

Il nome deriva dalla forma schiacciata a “paletta’’. Questa viene salata a secco o in salamoia con spezie e aromi, successivamente insaccata in vescica naturale e stagionata per circa un mese. Può essere preparata e consumata cruda o cotta. Sul territorio biellese insistono numerosi laboratori “registrati” ai fini della produzione e della vendita diretta di prodotti carnei, paletta compresa, ma anche alcuni laboratori “industriali”. Ulteriore prodotto locale è il miele. Il territorio del biellese infatti, spaziando dalla pianura alla montagna, offre alle api una grande varietà di fioriture che consentono la produzione di mieli che vanno dai millefiori primaverili fino ai mieli di alta montagna, spesso vincitori di concorsi a livello nazionale e tutelati da un consorzio di produttori che applica severi disciplinari; ciò ha portato alla creazione di un marchio di tutela di qualità del prodotto locale. Passando alle bevande, l’acqua ha sempre rappresentato una ricchezza per il territorio biellese, il cui paesaggio è così verde grazie all’abbondanza delle precipitazioni. Fondamentale per la nascita dell’industria tessile, curativa negli stabilimenti idroterapici in auge nel secolo scorso, richiamo alla sacralità nei “burnell” dei santuari.

Il Biellese è noto per la qualità delle sue acque, che si collocano tra quelle minimamente mineralizzate (con residuo fisso inferiore a 50 mg/l) e quelle oligominerali o leggermente mineralizzate (con residuo fisso minore di 500 mg/l), grazie alle caratteristiche idrogeologiche del territorio. Le acque delle sorgenti montane e collinari biellesi sgorgano infatti perlopiù da rocce cristalline silicee con assenza di rocce calcaree e affiorano da bacini acquiferi con volumi ridotti, con brevi tempi di permanenza nell’acquifero; delle molte sorgenti captate per scopi potabili, un gran numero emerge ad una quota superiore ai 1.000 metri.

La zona poi ha una grande tradizione enologica; fin dal Diciottesimo secolo i vini biellesi venivano ceduti in particolare alle comunità montane in cambio di ghiaccio per la conservazione dei cibi. La provincia vanta diverse qualità di vini molto pregiati: il Bramaterra Doc, la sua denominazione risale agli inizi del Novecento; veniva anche chiamato “vino dei canonici”;  il Canavese Doc, eccellenza piemontese; il Coste Della Sesia Doc, sebbene la denominazione risalga solo al 1996, se ne trova testimonianza negli scritti di Plinio il Vecchio.  

Il Lessona Doc, dal nome dall’omonimo paese: è stato ribattezzato “il vino d’Italia”, in quanto il ministro delle Finanze Quintino Sella festeggiò la presa di Roma del 1870, ultimo stadio per la costituzione dell’Unità Nazionale, stappando proprio una bottiglia di questo vino. A cura di: Enrico Miglietta, Sandro Pellegrini, Antonino Grillo, Vittorio Lucchesi e Gianna Moggio - Servizio Veterinario e Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione, Dipartimento di Prevenzione Asl di Biella.  

Comunicato stampa g. c.

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore