/ Biellese Magico e Misterioso

Biellese Magico e Misterioso | 23 maggio 2021, 08:00

Biellese magico e misterioso: I segreti della civiltà di “Vittimula” ed i legami sconosciuti fra l’antico Biellese e la civiltà del Popolo Basco

A cura di Roberto Gremmo

Biellese magico e misterioso: I segreti della civiltà di “Vittimula” ed i legami sconosciuti fra l’antico Biellese e la civiltà del Popolo Basco

Molti nomi di luogo dei paesi biellesi hanno un origine antichissima e provano gli stretti legami della nostra regione con l’originale civiltà europea di cui la cultura basca, l’unica rimasta viva dalla Preistoria con la sua lingua incontaminata e precedente l’invasione indo-europea.

    Non é un caso se alla biellese Zumaja (mal tradotto dai cartografi sabaudi in Zumaglia) fa da contraltare il paese di Zumaia ad una trentina di chilometri da San Sebastian nella provincia di Guipuzcoa sulla foce del fiume Urola e se i nomi di Donato ed Andrate nella val dl’Elf, Zubiena e Lessona hanno una non casuale assonanza con i borghi baschi d’ Onate, Arrate Lesona e Zubieta.

    Ma v’é ben altro.

  Il maestoso santuario di Cavaglià che, secondo un’autentica tradizione locale, sarebbe stato costruito sui resti d’una chiesa fatta erigere da Teodolinda, regina dei Longobardi é noto come chiesa di “Nostra Signora del Babilone”.

   Secondo quanto scrive lo studioso e patriota basco Federico Krutwig nel libro “Garaldea sobre el origen de los Vascos”, il nome “Babilon” sarebbe un residuo dell’antico linguaggio dei primi popoli europei, imparentato con il sumero arcaico e rimasto vivo solo nella parlata dei baschi.

    Significherebbe “muro della capitale” così come “Ilion”, Troia era la città principale d’una di queste civiltà perdute.

    Perciò la località dove oggi sorgono il santuario ed il cimitero di Cavaglià ricorderebbe nella etimologia misterica del nome, il confine presidiario del principale stanziamento di un Popolo; quello che avrebbe avuto il centro più importante in località come “Viv-Irun”, Viverone o “Piv-Irun”, Piverone.

   Sempre secondo Krutwig, hanno radici arcaiche perché “tutte queste etimologie ci fanno pensare che il nome di ILUN sia una derivazione di ILION = capitale e che BAB (o BAD) indichi una muraglia e dunque Babilun significa la capitale con una grande muraglia”.

    Capitale d’un popolo scomparso, quello dell’'antica stirpe di “Vittimula”.

   Questa etnia perduta é tornata ‘a l’onor dël mond’ (avere un’identità) nel 1964 grazie all’appassionato archeologo e studioso di cultura locale il sacerdote Carlo Rolfo che raccolse i frutti di lunghe ricerche sulle antichità canavesane e biellesi pubblicando un libro su quel “grande Popolo estinto” mostrando che fra le colline moreniche della Serra, nei dintorni del lago di Viverone, nella “Bessa” e giù giù fino ai margini della pianura baraggiva del Brianco era esistita anticamente una stirpe particolare che aveva dato un contributo originale alla civiltà umana nell’estrazione e la lavorazione dei metalli.

   Mentre “Bab-Ilun” era la porta ben protetta verso il mondo insidioso e periglioso della pianura paludosa, l’attività metallifera si svolgeva a “Magnan”, che ha ereditato nel nome e nel mestiere tradizionale di calderai dei suoi abitanti un’antica consuetudine col fuoco ed il ferro.

  Le località di “Viv-irun” e “Piv-Irun” erano i centri più importanti.

    Non v’é da stupirsi se sulla costa fra i due paesi una modesta e rozza chiesetta di cui rimangono pochi resti viene ricordata come “‘l Gesiun”, la grande chiesa perché probabile luogo di devozione e d’incontro delle varie comunità della perduta civilizzazione.

   Per don Rolfo il “Gesiun” sarebbe stato un sito d’adorazione  del sole, l’astro vitale, perché la zona é anche nota come “Prà Solin” ed una delle cascine più vicine aveva preso il nome di “Cascina Solino”.

    Basandosi sulla straordinaria affinità di alcuni nomi locali biellesi con la lingua basca, unica parlata vivente della più antica civiltà europea, nel 1973 sulla rivista “Le Flambeau”, Federico Krutwig chiarì una volta per tutte che, al pari della valle d’Aosta, anche Canavese e Biellese hanno “conosciuto una popolazione pre-indo-europea, cioé non Celtica. Questa ha lasciato nei nomi di luogo, ed anche nei dialetti parlati ancor oggi forti tracce d’una cultura che si può ritenere appartenesse al vecchio strato megalitico dell’Europa occidentale”.

   Non deve dunque stupire se una delle più importanti ed antiche comunità basche ha il nome di Irun ancora in quella Guipzcoa dove si trova Zumaia e non per caso gli studiosi ritengono che il toponimo derivi dal vocabolo basco “Hiri” che significherebbe “Grande città”.

    Come quella, ormai perduta, fra V-ivrun, P-ivrun e Bab-ilun. 

   La vita del popolo “Vittimulo” poteva essere assimilata a quella delle altre stirpi alpine considerate tutte “Liguri” dal loro contemporaneo  Diodoro Siculo quando scriveva che “abita[va]no una terra selvaggia e poco fertile e conduc[eva]no una vita dura e disgraziata. Poiché il loro territorio [era] boscoso alcuni taglia[va]no la legna tutto il giorno con asce pesanti; altri, impegnati nei lavori agricoli, d[oveva]no continuamente spezzare i ciottoli del terreno roccioso e non ri[usciva]no a rompere una zolla senza trovare delle pietre. Sempre afflitti da queste avversità, ri[usciva]no ad averla vinta sulla natura grazie al loro lavoro tenace e, a prezzo di tanti sforzi,  ri[usciva]no a ricavare qualche modesto vantaggio. Il molto lavoro ed il cibo scarso rend[eva]no i loro corpi magri e nervosi. Le donne divid[eva]no il lavoro con gli uomini.

   Pratica[va]no la caccia ed il ricco bottino di animali selvatici compensa[va] la scarsità dei prodotti agricoli [...] Di notte dorm[iva]no sotto le stelle, raramente in capanne, sovente sotto delle pietraie preminenti o in grotte naturali che offr[iva]no un riparo. Perciò, conduc[eva]no una vita arcaica e primitiva. In breve, in questi luoghi,  le donne [avevano] la forza ed il coraggio degli uomini e gli uomini la forza ed il coraggio delle bestie feroci”.

   La colonizzazione romana al termine della seconda guerra punica del 201 avanti Cristo distrusse questa comunità primitiva, tagliandone in due il territorio con la “via Francigena” che la percorreva salendo dall'Alicese verso i passi montani della Val d'Aosta e poi fondando “Iporedia”, l’attuale Ivrea che tolse ogni importanza alle località che i Vittimuli consideravano loro ‘capitali’.

   Successivamente la dominazione si trasformò in vera, dura oppressione quando i romani ebbero certezza che il sottosuolo nascondeva grandi quantità d’oro. L'esigenza di sfruttamento intensivo delle ricchezze auree portò alla trasformazione della Bessa in un vero e proprio campo di concentramento e di schiavitù per le popolazioni locali, private di ogni libertà.

   Ma la conquista romana non cancellò completamente l'impronta di quell'antica civiltà, né vi riuscì la cristianizzazione successiva che non rimosse le credenze ancestrali ma le inglobò con abilità e scaltrezza benché gli evangelizzatori avessero cercato in ogni modo di privare i Vittimuli delle loro caratteristiche.

   Come accadde in tutto l’arco alpino e sugli Appennini della valle del Po, i culti della nuova fede si sovrapposero o si sostituirono alla religiosità basata sulla contemplazione della forze della natura, l’adorazione di grandi massi, la venerazione delle grandi selve e la sacralizzazione delle fonti e delle acque lacustri che si credevano popolate da esseri dotati di straordinari poteri,  

   Dalla guerra alle credenze pagane sulle forze della natura non scampò l’essere fatato e misterioso che avrebbe popolato i fondali del lago di Viverone; il terribile drago catturato dall’abate Bononio. 

   Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo due libri pubblicati da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

* Il Biellese magico e misterioso

* I misteri delle Alpi biellesi

 

Roberto Gremmo

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore