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CRONACA | 19 maggio 2021, 06:50

Cossato, i baristi di #ioapro sulle riaperture dal 1° giugno: "Bene, ma che sia definitivo"

Da inizio del prossimo mese la consumazione all'interno dei locali è realtà: il commento degli esercenti Franco Basone, Pietro Capraro e Marco Bianchetto

Cossato, i baristi di #ioapro sulle riaperture dal 1° giugno: "Bene, ma che sia definitivo"

"Finalmente, speriamo sia una ripartenza per tutti senza più nessuna chiusura". Parla con voce speranzosa Franco Basone, titolare del Caffè Albesio di Cossato, nel commentare la notizia che dal 1° giugno sarà possibile ricominciare a consumare pasti e bevande all'interno dei locali. Basone è tra i primi ad aver aderito alla protesta #ioapro, con la quale diversi bar tra Cossato e Vigliano hanno deciso di mantenere il servizio anche all'interno del locale nonostante le norme anticovid lo vietassero. 

Pietro Capraro, La Favola Cossato 

"Bene riaprire, siamo contenti ed era quello che aspettavamo da tempo ma ciò che preoccupa è fine settembre - commenta Pietro Capraro de La Favola di Cossato, anche lui tra i sostenitori di #ioapro - non si può fare come l'anno scorso che, finita l'estate, abbiamo lavorato pochi giorni per parecchio tempo: questa volta molti locali fallirebbero". 

Franco Basone, Caffè Albesio Cossato

"Tutti noi vogliamo un ritorno alla normalità - riprende Basone - e che si possa lavorare senza fare tutte le lotte che abbiamo dovuto fare. Speriamo che con la riapertura non venga dimenticato il fatto che i locali abbiano bisogno di riprendersi: bisogna sbloccare tutti i pagamenti perché ora è necessario contribuire alla ripartenza". Aggiunge il collega Capraro: "La nostra paura è di tornare come l'anno scorso, che da ottobre hanno ricominciato a farci chiudere a singhiozzo: è qualcosa che non deve accadere".

 

Marco Bianchetto, Caffè Mazzini Cossato

Deciso il commento del titolare del Caffè Mazzini, Marco Bianchetto: "Siamo gente onesta che vuole lavorare, rispettare le regole e quella che abbiamo portato avanti non è una "lagna" fine a se stessa. La chiusura di un locale, oltre che un mancato servizio è un danno a 360 gradi che non si ripercuote soltanto sul titolare dell'esercizio ma anche sui dipendenti. Come ci si può lamentare del fatto che in Italia ci siano pochi nuovi nati quando non ci sono incentivi né aiuti per garantire una stabilità e un futuro ai giovani?".

Prosegue Bianchetto: "Con la pandemia bisogna anche saperci convivere: all'inizio abbiamo tutti accettato le chiusure ma ad oggi non è più possibile lavorare 4 mesi su 15 e soprattutto con queste grandi disparità tra settori ed esercizi. Personalmente mi reputo fortunato perché ho un bel dehor, per il quale ho investito i pochi contributi ricevuti in questi mesi, ma penso ai miei colleghi che non hanno uno spazio esterno a disposizione o ai ristoratori: speriamo che davvero da questa riapertura non si torni, tra qualche mese, nuovamente indietro". 

bi.me.

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