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CRONACA | 13 maggio 2021, 10:45

Chieste due condanne a 5 anni per la rapina da 50mila euro al portavalori

Verso la sentenza il processo per un colpo messo a segno a Varallo nel 2017.

processo rapina portavalori

Foto Pixabay

In un pomeriggio di inizio maggio del 2017 avrebbero rapinato un portavalori della Allsystem, sottraendogli il pacco di banconote che l'uomo stava per posizionare all'interno del bancomat dell'ufficio postale di Varallo Sesia, nella centralissima piazza Vittorio Emanuele II, a pochi metri dalla stazione dei carabinieri.

Per quel colpo che fruttò un bottino di 50mila euro, due biellesi residenti a Cossato rischiano una condanna a 5 anni di carcere: sarebbero loro, due sbandati che hanno alle spalle una vita fatta di espedienti e di piccoli reati contro il patrimonio, gli autori della rapina.

Secondo il quadro dipinto dall'accusa, i due avevano casualmente carpito da un addetto alla sicurezza in servizio al Sert di Cossato l'informazione che l'uomo, nel pomeriggio, sarebbe andato a Varallo a ricaricare il bancomat e da lì era nata l'idea della rapina. A bordo di una Nissan Micra di un conoscente, i due avrebbero raggiunto Varallo per mettere in atto il piano criminoso.

Le immagini della videosorveglianza della piazza centrale della cittadina avevano ripreso un uomo a volto coperto che, dopo essersi avvicinato al vigilante e avergli parlato, aveva aperto una borsa della spesa facendosi consegnare il plico con il denaro, prima di allontanarsi. E proprio le parole minacciose ricevute avrebbero convinto l'addetto alla sicurezza ad aderire alle richieste del rapinatore. L'uomo poi, era andato all'auto di servizio per dare l'allarme.

Seguendo le videocamere, i carabinieri incaricati delle indagini erano riusciti a "pizzicare" l'immagine di un uomo che saliva su una Micra poi ripresa ad alcuni chilometri di distanza. Facendo girare quell'immagine, il maresciallo della stazione di Cossato aveva collegato l'auto ai due potenziali sospetti e, da lì, l'indagine era poi proseguita alla ricerca di riscontri probatori. In effetti i due, solitamente spiantati, avevano mostrato un'insolita disponibilità di denaro contante che aveva destato più di un sospetto nelle forze dell'ordine. E, passo dopo passo, è stato composto un quadro accusatorio che, secondo il pubblico ministero Rosamaria Iera, che ha sostenuto l'accusa, portano a dimostrare la responsabilità dei due imputati, per i quali, dunque, ha chiesto una condanna a 5 anni di reclusione.

Richiesta appoggiate anche dalle due parti civili: la ditta Allsystem ha anche chiesto un risarcimento del danno con una provvisionale di 50mila per l'importo sottratto e di 10mila di danno all'immagine; mentre il legale dell'addetto alla sicurezza rapinato ha chiesto solo il risarcimento delle spese. Richiesta di assoluzione da parte delle legali dei due imputati: l'avvocato che rappresenta "l'autista" ha sottolineato come non ci sia alcuna prova che collochi il suo cliente nella zona della rapina né a bordo dell'auto.

«Si tratta di una mera ipotesi investigativa nata dal fatto che i due imputati sono amici e frequentatori del Sert», ha rilevato. Richiesta di assoluzione o di riqualificazione del reato anche da parte della legale che rappresenta l'uomo sospettato di aver messo in atto la rapina stessa. «E' stata una rapina ben strana - ha rilevato - senza armi, senza atti di violenza e commessa in una piazza sulla quale si affaccia persino la caserma dei carabinieri. Il tutto senza che nulla venisse notato. Non ci sono atti di violenza nei confronti della vittima. Nessun sopralluogo, nessun riscontro, nessun collegamento. Il mio cliente non viene riconosciuto neanche dal rapinato con il quale pure aveva contatti quasi quotidiani».

Per questo l'avvocato ha chiesto l'assoluzione o la riqualificazione del reato in furto con strappo e riconoscimento delle attenuanti nella loro massima estensione.

Dal corrispondente di Vercelli

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