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ATTUALITÀ | 11 maggio 2021, 06:50

Proteste dei ristoratori dell'alta Valle Cervo: “Troppo freddo mangiare fuori dai locali, presi in giro”

Pazienza agli sgoccioli e tanti dubbi sul futuro: “Non si riesce a vedere una luce in fondo al tunnel”.

valle cervo ristoratori

“Come si può pensare di mangiare a pranzo e a cena con questo freddo? Ci sentiamo ancora una volta presi in giro”. La pazienza dei ristoratori dell'alta Valle del Cervo ha superato ogni limite, specialmente a fronte delle normative anti-Covid vigenti che stabiliscono la possibilità di consumare negli appositi dehors solo all'esterno dei propri locali, in temperature climatiche non certamente ideali.

“Un conto è riaprire all'aperto in città, negli spazi di collina e pianura – afferma Luigi del Bar La Censa di Piedicavallo - cosa diversa è tenere aperto in montagna. Siamo attività stagionali e ci sentiamo fortemente penalizzati. Non possiamo essere comparati alla situazione di grandi metropoli. Se qui arriva il brutto tempo, vengono poche persone e non posso servirle al gelo”.

Dai 6 ai 10 gradi circa: tanta la differenza che separa Biella, o un qualsiasi centro del Basso Biellese, fino al borgo di Piedicavallo. “Troppi per pensare che qualcuno si muova per venire in Valle Cervo ad assaggiare i nostri piatti – confida Elisa, che insieme al fratello Emanuele, gestisce l'albergo bar ristorante La Rosa Bianca di Piedicavallo – Pensavamo che con il ritorno della zona gialla saremmo tornati alla situazione della scorsa estate ma così non è stato. Speriamo che lo stato venga incontro alle richieste di noi ristoratori di montagna”.

Sulla stessa linea d'onda anche Caterina, titolare per 30 anni della trattoria pizzeria Il Gatto Azzurro: “Servire i pasti all'aperto con questo clima non è proponibile. Nei giorni scorsi, quei pochi clienti che sono venuti a trovarmi erano con la giacca a vento, compreso il cameriere che li serviva. È logico tutto questo? È l'ennesima presa in giro: mi sento cornuta e mazziata anche perchè le bollette continuano ad arrivare e vanno pagate. Come si può credere di andare avanti così e di pensare al futuro con serenità. Purtroppo non riesco a vedere una luce in fondo al tunnel. Quei pochi risparmi che avevo li ho investiti nella mia attività così da rispettare le normative anticontagio. Non chiedo l'elemosina allo stato ma la possibilità di lavorare come la scorsa estate”.

Preoccupazione anche nelle parole di Elisa, la titolare del Chiosco delle Cave della Balma di Campiglia Cervo: “C'è timore di nuove chiusure prima dell'estate. Sarebbe un ulteriore danno per tutti noi”. Ma di fronte al valzer dei colori di zona e delle nuove disposizioni c'è chi si reinventa mantenendo una parvenza di positività nonostante tutto come Chicco del Sekhmet Pub: “Una volta ero un locale notturno, ora faccio asporto e apro durante il giorno, con un nuovo spazio esterno. Ho ricevuto pochi sostegni dallo stato: quello vero lo ricevo dagli amici e dai clienti storici. Speriamo che almeno il coprifuoco venga posticipato così da farci vivere un estate simile a quella dell'anno scorso”.

Intanto, sul fronte delle riaperture, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ospite di Mara Venier a Domenica In, ha annunciato grosse novità all'orizzonte: “Resistiamo ancora qualche settimana e riapriremo anche i locali e i ristoranti la sera, anche al chiuso. Se continuiamo con questi numeri sui vaccinati, tra 15 giorni si potrà spostare il coprifuoco in avanti”.

g. c.

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