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ATTUALITÀ | 08 maggio 2021, 06:50

Vaccini, una lettrice lamenta "mancanza di logica sanitaria". Poggio: "Nessuno si senta discriminato"

Botta e risposta tra una cittadina biellese e il commissario di Asl Biella in merito all'andamento della campagna

Vaccini, una lettrice lamenta "mancanza di logica sanitaria". Poggio: "Nessuno si senta discriminato"

"Sono una cittadina di Biella, città nella quale è in corso l’indagine della Procura della Repubblica sui "furbetti del vaccino", quindi direi che la premessa non è delle migliori". Inizia così la lettera che nei giorni scorsi è stata inoltrata da una cittadina alla nostra redazione: "premetto che avrei voluto vaccinarmi ma, nel giorno e nell'ora definite per me, la somministrazione era programmata con "Astrazeneca" e mi sono trovata nella condizione di rifiutare. Denuncio la mancanza di una logica sanitaria, preventiva ed equa, presente non solo nella mia Provincia ma anche a livello delle varie Regioni italiane. Da approfondimenti, risulta che i criteri adottati varino da Regione a Regione.

In Umbria solo il 3% della popolazione che è stata vaccinata ha ricevuto l'Astrazeneca, in Lombardia il 46% e nel Lazio addirittura ci si prenota nelle Hub vaccinali di proprio piacimento a seconda del vaccino che si somministra, quindi si può scegliere.

Ritornando al luogo dove vivo, pochi giorni prima della data fissata per la mia vaccinazione, somministravano Pfizer o Moderna, addirittura a persone che, pur essendo della mia fascia d'età, non avevano, a differenza mia, nessun motivo di priorità. Io, infatti, appartengo agli over 60 conviventi con persona totalmente fragile ed invalida, (mamma di 96 anni ad oggi non ancora vaccinata), e credo che a persone nella mia condizione debba essere somministrato il medesimo vaccino del familiare invalido.

Deduco quindi che il criterio adottato si fondi esclusivamente su una logica di mercato. La domanda che sorge spontanea è come si fa a somministrare vaccini di tipologie diverse, con caratteristiche diverse, poteri di copertura diversi, velocità di protezione diversa e per diversa rischiosità? Parlo per altro da una città molto vicina al Comune dove è morto un signore a 24h dalla somministrazione di Astrazeneca, del quale riesumeranno il corpo per approfondire la causa del decesso.

Nello stesso giorno previsto per la mia vaccinazione nella mia provincia, in altra Hub somministravano il vaccino Pfizer, quindi deduco che il criterio sia collegato a una pura casualità. Ritengo - conclude - che si possa giungere alla conclusione che viga la regola della discriminazione e che non si abbiano pari opportunità, il leitmotiv è stato "prendere o lasciare", contornato da un lieve messaggio intimidatorio sull'incertezza di ricevere nel futuro un vaccino. Concludo dicendo che siamo dei "numerini"".

In risposta alla segnalazione è intervenuto il commissario di Asl Biella, Diego Poggio: "L’Asl di Biella, nel programmare e attuare la campagna vaccinale sul territorio, segue le indicazioni che vengono fornite dalla Regione Piemonte in merito all’impiego delle varie tipologie di vaccino secondo fasce d’età e categorie di rischio. Tra queste, quella per l’utilizzo prioritario del vaccino AstraZeneca per la categoria degli over 60, in relazione alla disponibilità e alla fornitura delle dosi.

L’occasione è utile per ribadire ancora una volta come l’efficacia e la sicurezza di ogni tipo di vaccino attualmente a disposizione per la campagna sia paritetica. A garanzia di ciò, il fatto che tutti i vaccini sono stati preventivamente valutati e approvati dall’Agenzia europea per i medicinali e dall’Agenzia italiana del farmaco, sempre in riferimento all’impiego per le varie fasce d’età e categorie di rischio.

Il singolo cittadino quindi non deve sentirsi discriminato o appartenente a una “serie B” in relazione al vaccino a lui indirizzato anziché a un altro: tutte le tipologie hanno la medesima sicurezza, efficacia e importanza nell’ambito della lotta al Covid.

Nel Biellese il piano vaccinale prosegue. In questi giorni è stata superata quota 70.000 somministrazioni totali, di cui oltre 20.000 seconde dosi. La media è di 1.200-1.400 inoculazioni giornaliere, distribuite tra i vari centri vaccinali del territorio, effettuate con tutte le tipologie di vaccino secondo la disponibilità delle dosi in relazione alle indicazioni delle autorità preposte sul loro utilizzo. In ogni centro vaccinale inoltre i vaccinandi sono seguiti da personale medico e infermieristico, dalla fase di accoglienza e anamnesi a quella immediatamente successiva l’inoculazione". 

Redazione bi.me.

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