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ATTUALITÀ | 07 maggio 2021, 06:50

L'appello di Alcase Italia: "Fate il vaccino ai malati di cancro al polmone"

Foto di repertorio

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera scritta dal presidente di Alcase Italia, la biellese Deanna Gatta, e indirizzata al premier Mario Draghi, al ministro Roberto Speranza, al portavoce del Comitato Tecnico Scientifico Luigi Brusaferro e al generale Francesco Figliuolo:

"Un recente sondaggio rivolto ai nostri followers sui social media (malati e familiari di malati di cancro al polmone) rivela una copertura vaccinale tuttora del tutto insoddisfacente per questa categoria di malati particolarmente fragili. 

Il sondaggio non è certamente conclusivo, trattandosi di un campione ridotto e forse poco rappresentativo, ma appare certo il fatto che le vaccinazioni per i malati di cancro al polmone non vanno spedite come sarebbe auspicabile.

Su questa premessa, l’organizzazione di volontariato ALCASE Italia, nella cui missione ha un ruolo chiave la “advocacy” dei pazienti affetti da neoplasia polmonare, sente il dovere di contestare le “Raccomandazioni ad interim sui Gruppi Target della Vaccinazione anti-SARS-Cov-2/ COVID-19 (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, n.72 del 24-3-21), perché esse non tengono conto della peculiarità dei pazienti oncologici polmonari. 

Pur condividendo il principio etico secondo il quale tutti i malati oncologici sono uguali e hanno tutti gli stessi diritti, noi riteniamo che i malati di neoplasia polmonare, proprio per la gravità della forma neoplastica di cui sono affetti e per il fatto che essa colpisce lo stesso organo che è bersaglio privilegiato del Covid-19, andrebbero posti tutti in categoria 1 (malati ad elevata fragilità).  

Infatti, la gravità clinica della neoplasia fa sì che chi ha la grande sfortuna di essere inoperabile alla diagnosi (l’80% dei casi, ahimè!) può anche rispondere parzialmente ai trattamenti medici, ma non può mai considerare la sua una risposta definitiva, anzi deve aspettarsi un ripresa evolutiva di malattia a mesi, quando non a settimane...

D’altra parte, chi ha subito un qualsivoglia intervento chirurgico di resezione polmonare si trova ad avere un organo già compromesso nella sua funzione, il che lo rende estremamente vulnerabile ad una eventuale super infezione da Covid-19 che attecchisse sul parenchima polmonare sano rimasto...

Chi infine ha già una generica diagnosi clinica di carcinoma polmonare, ma sta completando tutte le indagini strumentali, sierologiche ed isto-patologiche pre-trattamento (per le quali il tempo richiesto può arrivare anche a superare i 3/4 mesi) rimane, durante tutto il periodo di valutazione dello stadio di malattia, del tutto scoperto… Non gli rimane che attendere con angoscia l’esito degli accertamenti e sperare di non ammalarsi, nel frattempo, anche di Covid. Non gli rimane che sperare che la sorte non si accanisca contro se stesso, dato che, per dirla con Publilio Siro, “Fortuna vitrea est: tum cum splendet, frangitur”: la fortuna è come il vetro, così come può splendere, così può infrangersi.

ALCASE Italia insiste sulla necessità di vaccinare urgentemente tutti i malati di cancro al polmone ponendoli in categoria 1 (estremamente fragili), anche perché la sua grande ‘community’ segnala, quasi quotidianamente, difformi interpretazioni delle raccomandazioni ad interim del ministero e molteplici incongruenze nelle conseguenti decisioni.

Il fatto di essere un malato di cancro del polmone (in trattamento o meno) dovrebbe garantire già di per sé l’accesso alla vaccinazione immediata. Non sta a noi ricordare i numeri e la prognosi della neoplasia polmonare, perché essi sono ben noti a tutti. 

La nostra organizzazione chiede, dunque, con forza che sia urgentemente emanata una direttiva nazionale che permetta ai malati oncologici polmonari di essere posti subito in totale sicurezza dal rischio di contrarre il Covid 19". 

Redazione bi.me.

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