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Biellese Magico e Misterioso | 02 maggio 2021, 08:00

Biellese magico e misterioso: La fontana massonica nascosta al lago della Vecchia

A cura di Roberto Gremmo

Biellese magico e misterioso: La fontana massonica nascosta al lago della Vecchia

Attorno al laghetto alpino detto della “Vecchia” sono cresciute antiche, suggestive e mai perdute leggende e tradizioni che sembrano riecheggiare delle credenze religiose pagane su una divinità femminile padrona delle acque e degli elementi.

    Accanto al lago, nell’Ottocento romantico venne realizzata da alcuni abili artigiani una scultura nella pietra, che raffigura “La Vecchia” accanto ad un orso totemico ammansito.

  Ma a poca distanza, nello stesso periodo, nella casa di montagna del senatore Rosazza Pistolet, venne eretto un singolare omaggio a questa figura mitica e favolosa.

    Nel piccolo spiazzo antistante il casolare, il facoltoso ed estroso personaggio fece erigere un grosso muro, di nessuna utilità pratica, ed al centro fece collocare una fontana con scolpita la testa d’una donna anziana e l’incisione “Della vecchia il bacio ti disseterà”.

     Oggi che l’abitazione senatoriale é stata trasformata in un moderno ed accogliente “Rifugio Alpino”. la vetusta immagine fa ancora bella mostra di sé e viene comunemente considerata un omaggio marmoreo alla mitica creatura delle acque.

   Ma ci vuol poco a scoprire che il volto misterioso ed attraente potrebbe nascondere un ben più complesso ed occulto messaggio simbolico.

   Dall’altro lato della muraglia si trova infatti una seconda e più grande fontana che riempie un abbeveratorio pietroso dalla forma particolare, certamente singolare nella montagna biellese perché termina in forma triangolare.

    Non é necessario avere conoscenze esoteriche approfondite per decifrare il messaggio segreto nascosto nella originale composizione.

    L’immagine della “Vègia” toglie la sete di conoscenza soltanto se si valica la barriera dell’apparenza scoprendo che la vera fonte del sapere è il “Grande Architetto dell’Universo” rappresentato proprio con quell’enorme triangolo litico. 

    Quello trasmesso dal Rosazza é un messaggio segreto analogo a quello lasciato dal medesimo senatore costruendo nel suo paese un’altra fontana che nella parte ben visibile raffigura Adamo ed Eva ma nasconde sul fondo della vasca i tre puntini della tradizione esoterica massonica.

   In questo modo, il facoltoso personaggio che già aveva ‘cristianizzato’ a modo suo il percorso della Gragliasca sarebbe riuscito ad alterare e travisare le credenze paganeggianti della “Vègia” progenitrice e signora delle acque.

    Ma, Massoneria a parte, Rosazza l’avrebbe fatto con piena e totale comprensione delle gerarchie ecclesiastiche perché nella lotta al paganesimo, la Chiesa aveva da sempre messo sotto accusa anche i sacrifici offerti presso le fonti.

   Eppure queste pratiche non vennero mai interrotte del tutto e il leggendario popolare provvide a circondare di speciali qualità corsi d’acqua, fontane e sorgenti e il caso del lago dla “Vègia” regina della fonte dove nasce il Sarv non è certo l’unico nel Biellese magico e misterioso.   

   Sulla Serra si crede ancora che le principali fontane della zona siano amorevolmente custodite e protette da piccoli esseri fatati detti “Puciu” allegri e giocherelloni e infatti si dice “content ‘me ‘n Puciu” per indicare uno stato d’animo effervescente e di buon umore.

   Il piccolo popolo sarebbe particolarmente mansueto e si presterebbe a svolgere diverse mansioni a favore degli abitanti del luogo, uscendo talvolta dai suoi nascondigli nei pressi delle sorgenti. 

     Queste tradizioni sembrano voler ricordare che nella realtà di un lontano passato, le fonti fra i boschi erano davvero oggetto di venerazione.

    Come ricordava padre Hippolite Delehaye in un prezioso studio del 1910, “[u]n capitolo di agiografia popolare che si ricollega alla cristianizzazione dei centri di superstizione, mediante l’introduzione del culto dei santi, è suggerito dal passo di Gregorio di Tours [sul] culto delle acque, tanto più difficile a sradicare, in quanto che ciò che ne forma d’oggetto non può essere distrutto nè allontanato a piacere”.

    La presenza di fontane chiamate “bornel” nei pressi dei principali santuari biellesi sembra davvero essere un segno concreto di cristianizzazione di questo tipo di devozioni.

   Molte fonti sono state abbandonate, come quella che ai lati della strada del “Ri frëcc” da Salussola a Cerrione sgorga seminascosta nel cemento d’un muraglione ed é ormai lasciata nell’abbandono più completo e ridotta a una specie di fogna a cielo aperto malgrado molti popolani che la considerano dotata di poteri terapeutici continuino ad attingervi l’acqua.

    Nel santuario oggi molto deteriorato della “Madonnina” di Sala Biellese, in piena terra vittimulense, un piccolo ma prezioso ‘bornell’ in granito é completamente in rovina e non getta un filo d’acqua.

    Anche nel piazzale del santuario della Novareja esisteva un bellissimo ‘bornell’ e nel 1977 sul giornale “Il Biellese” don Ugo Franzoi gli dedicava una silloge esaltando la sua “ova fresca cun virtù sante”. Sembra però che negli anni Ottanta ignoti ladruncoli lo abbiano rubato proprio mentre all’interno della chiesa venivano sottratte due tele di un certo valore ed il pulpito realizzato nel Settecento da Gaspare Serra di Tollegno.

   E’ singolare che i delinquenti avessero pensato di trarre guadagno da semplici lastre pietrose ma é curioso che invece di ricollocare la fontana nel luogo dove esisteva almeno dal 1713 quando iniziò la costruzione della chiesa, la si sia sostituita con una statua mariana con soltanto una minuscolo rivoletto d’acqua che fuoriesce a stento da un tubicino.

  Per contro, su una parete pietrosa ai lati del santuario sono state realizzate affiancate ed uguali ben tre fonti. Un incisione spiega che la prima “lava quod est sordidum”, l’altra “disseta quod est aridum” e l’ultima “rinfresca quod est saucium”.

  Forse non é un caso se anche al santuario mariano della Brughiera é stata spostata vicino alla chiesa la sorgente “Rada” che attirava le folle per il suo indiscusso potere terapeutico ed era utilissima per guarire le malattie renali. Una foto degli anni Venti mostra l’acqua sgorgare sotto una lastra litica che somiglia ad un vero e proprio tempietto pagano.

   Non sappiamo le ragioni profonde di questo intervento a gamba tesa per sovrapporre un simbolismo cristiano a luoghi particolari.

    Ma é ben noto che nella lotta per estirpare i  pericolosi “fontibus sacrificorum” della persistenza pagana, il Cristianesimo trionfante ricorse talvolta nell’abile espediente di rimpiazzare coi propri culti quelli più antichi.

   Nel suo prezioso studio sulle tradizioni mariane in Catalunya, Mathias Delcor ha notato che in un lontano passato paganeggiante “[l]e culte de sources était si puissant que seul la Mère de Dieu a pu le christianiser”.

    E’ il caso della partecipata processione valdostana che si snoda in val di Saint-Barthélemy ogni 5 di agosto al santuario di “Notre-dame-des Neiges” di Cunéy. Giunti di fronte ad una sorgente il sacerdote svolge un rito propiziatorio particolare, perché nell’acqua che sgorga dalla roccia immerge per tre volte il crocifisso che alza poi per benedire i fedeli.

   In passato il rito prevedeva che i fedeli gettassero anche del sale nell’acqua della fonte prima di abbeverarsi.

    La cerimonia é stata sempre mal tollerata dalle gerarchie ecclesiastiche benché si cerchi di spiegare la triplice immersione della croce richiamando i tre giorni in cui Cristo rimase sepolto ed il lancio del sale come promessa di spargere nel mondo il sale della sapienza, motivi che sfuggono completamente alla cultura della povera gente e che vengono messi in circolo per nascondere l’origine pagana della festa alla fonte sacra.   

   Del resto, in molti luoghi sono per secoli sopravvissute antiche cerimonie pagane cristianizzate.

   La fonte di san Giulio nella sponda occidentale del lago d’Orta, oltre la borgata di Opagliuolo verso la punta Casario nel comune di San Maurizio d’Opaglio, é un luogo che ha antica fama di poteri miracolosi.

   La leggenda di fondazione sostiene che la fonte sarebbe scaturita miracolosamente quando san Giulio l’avrebbe scavata fra le rocce dove sarebbero rimaste impresse le impronte di due dita che in passato venivano devotamente toccate dai fedeli.

   Credenze paganeggianti non perdute sembrano far capolino nella forte credenza viva ancor oggi che la preghiera dei fedeli di fronte alla sacra fonte susciti la pioggia nei momenti di siccità.

   Almeno in un’occasione é stata teatro di cerimonie particolari perché all’inizio del Quattrocento il santo abate Benigno Medici vi aveva condotto una povera montanara della Valtellina ritenuta per ossessa e le praticò un esorcismo che la sciolse “dà diabolici vincoli”.

    Oggi l’oratorio é ben conservato e restaurato ma ha purtroppo subito una singolare ed ingiustificata manipolazione, perché la fonte con le impronte di san Giulio, posta accanto all’ingresso della cappella, è stata chiusa da una spessa grata di ferro che impedisce ogni contatto con la pietra magica. L’acqua viene attinta da un’altra fontana.

    Anche a poca distanza dal “Ròch dla Regina” di Roppolo, nella località Salomone proprio dove la strada dalla chiesa di San Vitale a quella di San Martino s’incrocia col sentiero che conduce all’incantevole laghetto di Bose ha fama di qualità guaritrici la “Fontana di San Martino” che però, a dispetto del nome, non presenta alcun segno evidente di cristianizzazione.

Questo articolo é ripreso dal nuovo libro di Roberto Gremmo “Biellese segreto” che verrà presentato sabato 30 settembre alle ore 17 alla festa del “Rampar Piemont” all’ex Nuovo Capanno di Vettigné (Santhià).

  Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo due libri pubblicati da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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