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CRONACA | 25 aprile 2021, 11:42

"Fulvio, ci siamo trovati mille volte dentro una notizia": Il ricordo del sindaco e amico Stefano Ceffa

"Sapevi che essere giornalista è un mestiere complicato perché ti espone alla realtà e tu ti sei esposto alla realtà facendoti anche ferire"

"Fulvio, ci siamo trovati mille volte dentro una notizia": Il ricordo del sindaco e amico Stefano Ceffa

Riceviamo e pubblichiamo:

"Non cominciare a guardarmi così perché so che lo stai facendo con l'intelligenza del cronista che si chiede "dove vuole arrivare questo? Che notizia è?". Oggi non so Fulvio dove voglio arrivare e non so neppure se uscirò dalla prigionia della mia testiera. Arrivo in ritardo come spesso arrivavo in ritardo a rispondere alla tue domande ma stavolta la colpa non è del mio calendario, delle lezioni a scuola, del Consorzio, del Comune. Stavolta la colpa è del silenzio che ancora, antipatico e splendido, serra le labbra e lascia che sia una lacrima a raccontare emozioni e storie.

Vecchioni scriveva della "Viola d'Inverno", quel momento in cui ci si prepara per il grande salto e i cui suoni vengono percepiti solo da chi quel salto si appresta a fare e tutti gli altri "scemi di sé", come Dante quando Virgilio se ne va, a chiedersi come sia stato possibile. C'è un modo di essere cronista che è entrare dentro le storie che si raccontano, condividerne l'essenza più profonda: la polvere di una casa caduta, il calore di un incendio da cui esce un corpo che ha perso ogni contorno dell'anatomia di un uomo se non nella sua anima di uomo ancora vivo, l'abbraccio pieno di fumo e legna bruciata zuppa di acqua di chi piange per aver perso tutto.

Fulvio vedi, ci siamo trovati mille volte dentro una notizia, a fianco di chi ha avuto la vita ribaltata a raccontare con umanità il durante e a seguire il dopo. C'eri sulle grandi battaglie sui servizi ai cittadini a raccontare la realtà e a sostenere gli amministratori. Sapevi che la cronaca è prima di tutto vita e poi racconto, che la narrazione è prima storie e poi esposizione di posizioni. Sapevi che essere giornalista è un mestiere complicato perché ti espone alla realtà e tu ti sei esposto alla realtà facendoti anche ferire. Un pezzo non finiva mai con la pubblicazione... "che notizie hai di C.?"; "come sta P."; "R. ha risolto?" non per scrivere di C. di P. o di R. ma perché loro, le loro storie le custodivi come un pezzo di te.

Fulvio non c'ero alla veglia funebre e neppure in Duomo come si dice "avevo da fare" il lavoro, le lezioni, la stanchezza, soprattutto la vigliaccheria tutta mia di non dirti "ciao", di non dirti che "te la potevi anche evitare", di non dirti che "mi manchi", che "non è più uguale", "non è più lo stesso". Ecco è il 25 aprile, adesso vado al Cimitero a deporre una corona e a pensare alla Liberazione. Tu non mi guardare però troppo come nella foto, lo so sono un pirla, anzi lo sono, ma non ce la facevo proprio, non riuscivo proprio a non dirti che ti ho voluto bene, che te ne voglio, che ringrazio la vita che ti ha donato a me e che manchi, già. Oggi vediamoci al monumento ai caduti, tu da Pettinengo guarda giù, incontriamoci a metà, cerchiamo la prospettiva giusta per una foto, troviamo la frase buona e continuiamo a raccontare quella cosa bella che è la vita. Vado Fulvio, o arrivo in ritardo. Tanto so che come sempre, tu sarai già lì sul posto".

Stefano Ceffa

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