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CRONACA | 21 aprile 2021, 17:58

"Vai Fulvio, spacca…", il ricordo dell'amico ed ex collega Andrea Logoteta

"Resta, indelebile, il pezzo di strada che abbiamo fatto insieme, le cose che ci siamo detti a quattr’occhi, i “cinque” che ci siamo scambiati ogni sera al termine di una domenica al palazzetto"

"Vai Fulvio, spacca…", il ricordo dell'amico ed ex collega Andrea Logoteta

Riceviamo e pubblichiamo:

Gli anni delle grandi compagnie, gli anni di happy days e di Ralph Malph” recita una canzone di Max PezzaliE quella dei nostri anni “al seguito” di Pallacanestro Biella, sono stati in un certo senso i nostri happy days. Forse gli ultimi, e forse per questo indelebili ancora oggi. Di quell’avventura a tratti irripetibile, perché di questo si è trattato, ricordo a distanza di anni ancora tutto: gioie, delusioni, incazzature,  risate, trasferte “impossibili” al seguito della squadra in giro per l’Italia. Ma soprattutto ricordo l’entusiasmo che permeava ciascuno di noi. Ci sentivamo un po’ al centro del mondo, volevamo essere parte di un’avventura sportiva straordinaria. E l’Angelico Pallacanestro Biella di quegli anni lo è stata per davvero.

Le pacche sulle spalle ce le davamo quasi sempre da soli, per il mainstream cittadino quelli bravi erano altri ma a noi evidentemente tutto questo non importava. Fare i telecronisti di basket per tanto tempo non è stata la cosa più agevole al mondo, specie se il più delle volte ti ritrovavi in palazzetti obsoleti, senza visuale del campo o connessioni internet, costretti ad urlare, improvvisare nel microfono - rigorosamente uno in due - perché senza neppure le cuffie dovevi alzare i decibel a più non posso altrimenti non sentivi nemmeno la tua voce. Noi però, Fulvio, non ci siamo mai detti oggi è impossibile, la nostra telecronaca non la facciamo… Semmai urlavamo ancora più forte di tutto il pubblico presente, in quel microfono in due, improvvisando, dandoci coraggio a vicenda specie se i rossoblù di coach Bechi o Cancellieri erano in palla e c’era aria di “impresa fuori casa”. E poco importava poi se sbagliavi nome di un giocatore, punteggio, o ti perdevi l’azione. Non avevi tempo per recriminare, dovevi sempre “andare avanti”. Sempre rigorosamente in diretta per noi – quasi come quelli bravi e riconosciuti di Sky - mentre per gli appassionati erano le differite del lunedì in tv.

Vai Fulvio, spacca…” mi risuona, oggi più che mai, ancora nelle orecchie, il momento in cui con garbo e con “coraggio”, andavi a raccogliere a bordocampo le impressioni a caldo di chi magari in quel momento avrebbe voluto mangiarsi il canestro anziché rispondere ad una domanda. A ripensarci oggi siamo stati per circa un decennio anche noi una squadra, tra alti e bassi come è naturale che sia ma allo stesso tempo fortissima, una sorta di “famiglia allargata” che di anno in anno perdeva qualche componente ma ne acquistava sempre di nuovi. “Quella del basket” è stata per me l’ultima di quelle grandi compagnie di cui dicevo all’inizio, con Te, Carla, Alessandro, Richy, Corrado, Christian, Marta, Laura, Marco, Luigi, Zava e molti altri.

Si sa, tutte le avventure, anche le più straordinarie, hanno una fine. E anche la nostra ha seguito questo canovaccio, abbiamo preso strade diverse. La vita a suo modo ci ha dato gioie incredibili ma ci ha presentato anche conti salatissimi. E in questo arco di tempo non abbiamo più avuto troppe occasioni per sentirci o salutarci. A volte va così. Punto. Resta, indelebile, il pezzo di strada che abbiamo fatto insieme, le cose che ci siamo detti a quattr’occhi, i “cinque” che ci siamo scambiati ogni sera al termine di una domenica al palazzetto. Ciao Fulvio. E grazie".

Andrea Logoteta

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