ATTUALITÀ - 17 aprile 2021, 19:03

Diritti sull'aborto, la lettera della Federazione Centri di Aiuto alla Vita e Movimenti per la Vita

Alcune precisazioni dal presidente della Federvi.P.A., Federazione Centri di Aiuto alla Vita e Movimenti per la Vita - Piemonte e Valle d’Aosta

Foto di repertorio

Foto di repertorio

Riceviamo e pubblichiamo:

"In questi giorni, al fine di promuovere un flash mob organizzato in alcune città piemontesi, riscontriamo nuovamente la diffusione di notizie false in merito ai Centri di Aiuto alla Vita (CAV). Con il presente esponiamo alcuni chiarimenti perché non si dia spazio a una sola parte, lasciata libera di denigrare il nostro servizio senza possibilità di replica, evitando così che ancora una volta la faziosità e l’ignoranza alimentino la disinformazione.

- La legge 194/78 prevede la “collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”. La Regione Piemonte attua semplicemente una previsione di legge.

- FederviPA è l’unica organizzazione che in Piemonte può rappresentare 33 CAV presenti sul territorio e parlare a nome del Movimento per la Vita Italiano che si è sempre distinto, nello stile rispettoso e nel linguaggio accogliente, da altre sigle pro-life.

- In oltre 40 anni di quotidiano servizio i CAV, pur ribadendo l’oggettiva presenza e il “diritto del concepito alla vita” (C. Cost. S. 35/1997), non hanno mai criminalizzato le donne che intendono abortire, ma le hanno accolte con delicatezza e discrezione, non sminuendo le paure, ma neppure il celato desiderio di superare gli ostacoli per avere la forza di accogliere il figlio.

- La legge 194 non prevede alcun diritto incondizionato all’aborto e non si limita a normare un “accesso sicuro, gratuito e garantito all’IVG”, ma “riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”, richiedendo infine che “Lo Stato, le regioni e gli enti locali” sviluppino “iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

- I nostri volontari non mettono in atto alcuna “propaganda ideologica” e non costringono in alcun modo chi si rivolge a loro a proseguire a tutti costi la gravidanza, ma ascoltano i problemi delle donne e se ne fanno carico con i pochi mezzi a disposizione, evitando che una mamma ricorra all’aborto anche quando il figlio lo vorrebbe, solo perché non trova il sostegno necessario. È proprio attraverso questo tipo di aiuto che viene garantita una vera libertà, fornendo alternative che consentano di non avere nell’aborto una scelta obbligata e quindi “contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza” (legge 194/78 art. 2 lettera d).

- È falso sostenere che i consultori siano nati “per garantire il diritto all’interruzione della gravidanza” e che gli stessi debbano “demandare a dei privati non professionisti l’assistenza psicologica” La legge 194 all’art. 5 richiede ai consultori di aiutare la donna “a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.” Addirittura tra i compiti affidati ai consultori dalla legge non figura neppure la certificazione per l’accesso all’IVG. Quest’ultima è infatti affidata direttamente ai medici, mentre al consultorio è riservata esclusivamente un’azione di aiuto, informazione e rimozione delle cause.

- I volontari non forniscono alcuna prestazione professionale, se non attraverso la collaborazione con professionisti abilitati, quando richiesto, se ritenuto necessario. Piuttosto la vicinanza umana offerta dai volontari si distingue per l’ampia disponibilità di tempo e di forze, incomparabile con quanto possa offrire un addetto al consultorio o chiunque svolga un’attività lavorativa.

- I CAV sono associazioni apartitiche e aconfessionali che non utilizzano in alcun modo motivazioni religiose nel proprio servizio, anche perché spesso accolgono donne non credenti o delle più diverse fedi religiose. Ci auguriamo che si possano abbandonare presto falsità e approcci ideologici perché, al di là di quelle che sono le convinzioni personali sull’aborto, si consenta finalmente una seria prevenzione dell’IVG e una promozione dei veri diritti delle donne, rendendo così effettive la libertà della donna e l’auspicabile preferenza alla nascita".

 

Claudio Larocca - Presidente Federvi.P.A.

Ti potrebbero interessare anche:

SU