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Biellese Magico e Misterioso | 28 febbraio 2021, 12:00

Biellese magico e misterioso: CAMPIGLIA CERVO - Campija e La statua dell’uomo vestito di foglie

A cura di Roberto Gremmo

Biellese magico e misterioso: CAMPIGLIA CERVO - Campija e La statua dell’uomo vestito di foglie

Nella valle dell’Elf è molto nota una caverna ritenuta rifugio dell’“Om salvaj” ma anche nell’alta valle del rio Sarv si racconta la leggenda del selvaggio solitario rifugiato in una grotta del “Dèir dij Colomber” sopra il santuario di San Giovanni, in un territorio dove in passato erano attive molte miniere per la ricerca di “cuivre & argent”, rame ed argento, come quelle di Avneje, di Rialmosso, della “Tëggie dël Camp” o di Campiglia.

Anche nella leggenda della val del Sarv, l’eremita non scavava ma, come quello dell’Elf, insegnava a fare burro e formaggio. Sarebbe poi diventato un pericoloso nemico dell’armonia comunitaria per aver rapito una giovane di cui s’era innamorato finché i valligiani infuriati l’avrebbero costretto ad andarsene una volta per tutte.

A differenza del selvaggio sopra Sordevolo ricordato solo nelle leggende, quello del Sarv ha avuto la singolare fortuna d’essere raffigurato, sia pure sotto identità fittizie in una statua all’interno della cappelletta cristiana eretta nel Seicento ed oggi compresa nel “Percorso etnografico della religiosità popolare” che sale direttamente da Campiglia Cervo al santuario di San Giovanni per scendere al luogo di partenza passando per la frazione Oretto.

Ai lati del sentiero che si snoda impervio nel bosco subito dopo il ponte che a Campiglia collega le due rive del Sarv sono state edificate cinque cappellette di devozione per personaggi di particolare santità, tutti accomunati dall’aver trascorso gran parte della loro vita di meditazione in luoghi isolati o selvaggi.

Eremiti ‘anacoreti’ ed ascetici furono i santi Paolo, vissuto in una grotta per 60 anni, e Antonio, fondatore del monachesimo orientale, celebrati assieme nella prima edicola; Ilarione di Gaza ricordato nella seconda; il dottore della Chiesa Girolamo, vissuto nel deserto ed anche Maria Maddalena di Magdala che avrebbe trascorso 30 anni in una caverna dopo aver attraversato il Mediterraneo ed essere sbarcata in Francia. La grotta della Maddalena presso Saint-Maximin prese il nome di “Sainte-Baume”, un toponimo che foneticamente è del tutto affine alla borgata della Balma del Comune di Quittengo non lontana dalle cappelle votive della val del Sarv.

La quarta cappella che s’incontra salendo, quella totalmente immersa nella magia ombrosa dei faggi, è dedicata al poco noto sant’Onofrio raffigurato con una statua posta all’interno del tempietto dove, come spiega un cartello, l’eremita vissuto 60 anni nel deserto “appare sempre come un uomo selvatico, con il volto sofferente, i folti capelli lunghi inanellati, la barba incolta e molto lunga, il perizoma di foglie”, proprio la descrizione di un “òm salvaj” come quello che la leggenda voleva vivesse a poca distanza.

Ci vuol dunque poco a sostenere che il santo vestito di fronde intrecciate si sovrappone ed assume le caratteristiche del personaggio misterioso che più ha affascinato la fantasia popolare delle montagne.

Purtroppo la statua è oggi a pezzi e fra le grate della finestrella s’intravedono soltanto una parte del corpo e la testa barbuta buttata a terra nella polvere. La suggestiva scultura sarebbe stata ridotta in pezzi da misteriosi e sciagurati teppisti che sarebbero riusciti, chissà come, a compiere il loro misfatto all’interno del piccolo edificio tutto cementato e con l’unica apertura nella finestrella, protetta da una robusta grata di ferro.

Le pareti della cappelletta dovevano forse rappresentare delle scene particolari, perché a fine Ottocento, col pretesto d’un restauro vennero completamente imbiancate.

Questo articolo é estratto dal nuovo libro “I segreti dei paesi biellesi” per concessione dell’Editore “Ieri e Oggi” (via Italia 22 Biella tel. 015351006 - ierieoggi@tiscalinet.it).

Saremo grati a chi vorrà segnalarci altre realtà del Biellese segreto scrivendo a storiaribelle@gmail.com

 

Roberto Gremmo

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