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CRONACA | 23 febbraio 2021, 06:50

Nel Biellese, in dieci mesi, i Carabinieri hanno dovuto sparare contro l'aggressore ben due volte

Tutto questo a Biella che è una provincia tranquilla. Riflessioni che aprono diversi punti interrogativi: dall'equipaggiamento in dotazione ai militari, all'attuale legislatura in vigore.

Un posto di blocco dei Carabinieri

Un posto di blocco dei Carabinieri

Non un segnale d'allarme ma una triste considerazione: nella nostra provincia in dieci mesi i Carabinieri hanno dovuto sparare contro il proprio aggressore in ben due occasioni.

Il Biellese sale alla ribalta delle cronache nazionali per il fatto accaduto nella tarda serata di venerdì, a Quaregna Cerreto, quando un Carabiniere, per difendersi dalla furia dettata dai fumi dell'alcol di un uomo di 53 anni, ha dovuto estrarre la pistola d'ordinanza e esplodere un colpo risultato poi mortale. Ma prima di questo estremo caso, la mattina del 12 aprile 2020, ovvero circa dieci mesi prima, un militare dell'Arma (LEGGI LA NOTIZIA) si è visto costretto a sparare e colpire al piede destro, un uomo di 37 anni, bracciante agricolo che in preda ad escandescenza, aveva prima aggredito i titolari dell'azienda dove lavorava e poi gli stessi Carabinieri.  

In dieci mesi, in un territorio tranquillo come il Biellese, purtroppo i Carabinieri hanno dovuto estrarre la propria pistola e usarla per fermare l'aggressore. Venerdì scorso è stata la prima volta che in provincia è stato esploso un colpo d'arma da fuoco mortale. Sono due casi estremi ma quante volte le forze dell'ordine sono dovute intervenire per calmare tante troppe situazioni? Di esempi ne potremmo scrivere a valanga, dalle donne picchiate, ai cittadini da soggetti con in mano coltelli, falcetti o asce fino ad arrivare agli operatori sanitari e assistenti sociali. Situazioni in cui bisogna prendere in una frazione di secondo decisioni critiche in situazioni che potrebbero essere prevenute. Sorge automatica la domanda: in Italia esiste una legislazione capace di tenere a bada tutti questi soggetti? Perchè non sempre si riesce a dimostrare la pericolosità sociale di un individuo. 

L'aggressione verso i Carabinieri sta diventando una "normalità". I militari sono preparati, addestrati periodicamente ma resta sempre difficile gestire ogni sfaccettatura del quadro che si presenta davanti. Come ad esempio Eugene Bejan che prima di arrivare al tragico epilogo della sua vita all'insegna dell'alcol e del degrado sociale, ha collezionato decine e decine di interventi dei militari. Quando affronta simili situazioni, un Carabiniere deve essere pronto ad agire per salvaguardare la sua stessa vita, quella del collega e di tutti i cittadini. 

E sul come contrastare possiamo aprire una nuova pagina, tipo sull'equipaggiamento in dotazione agli stessi Carabinieri. Oggi un militare possiede un giubbotto antiproiettile, la pistola d'ordinanza, il manganello tonfa e lo spray al peperoncino. Sono sufficienti? Si è parlato molto di teser ma ad oggi non sono ancora stati assegnati come difesa personale, probabilmente anche perchè il rischio è dietro l'angolo: se l'aggressore indossa un piumino o si muove velocemente il rischio di sbagliare è alto. E colpi di riserva non ce ne sono. Per non parlare poi di eventuali pace-maker, apparecchio elettronico in grado di controllare continuamente il battito cardiaco che potrebbe aver installato nel petto. 

Insomma per non arrivare all'estremo sarebbe meglio studiare e approvare leggi idonee mirate al contenimento di persone con problemi mentali, di alcolismo o tossico dipendenza. L'episodio di venerdì scorso, nel quale ha visto purtroppo protagonista l'Appuntato Scelto di Cossato, lascia intendere che si è difeso e ha difeso la vita di altri, con quello che aveva. Un episodio non eccezionale ma ormai nella norma visto che nel Biellese, in dieci mesi, ne sono capitati ben due. E siamo una provincia tranquilla. 

Fulvio Feraboli

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