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CRONACA | 22 febbraio 2021, 06:50

Dal 22 febbraio al 22 febbraio: Per Biella e il Piemonte 365 giorni con il covid

Il primo caso sospetto a Biella risale esattamente a un anno fa: la sera dello stesso giorno, Asl comunicava l'esito negativo. Un anno di pandemia dal paziente Uno ai vaccini, passando per la Dad e le code ai supermercati

Dal 22 febbraio al 22 febbraio: Per Biella e il Piemonte 365 giorni con il covid

Esattamente un anno fa. Era il 22 febbraio 2020 quando per la prima volta anche a Biella si iniziò a parlare di covid, con il primo caso sospetto della Provincia (leggi qui). Una notizia che aveva iniziato a circolare dal mattino e che aveva tenuto centinaia di biellesi con il fiato sospeso fino alle 20 circa di sera, quando dall'Asl arrivò l'esito del test: il paziente ricoverato in isolamento era negativo. Il campione era stato spedito nel primissimo pomeriggio alle Molinette di Torino, città che lo stesso giorno aveva invece riscontrato il primo caso positivo (leggi qui). Un impatto violento, per una vicenda che fino a qualche settimana prima sembrava "cosa d'altri", limitata alla Cina o comunque all'Oriente.

Da Codogno al Piemonte fino al paziente Uno a Biella

Due giorni prima, il 20 febbraio 2020, venne accertato il primo caso in Italia, a Codogno e in poco tempo il virus si diffuse tra Piemonte e Lombardia, toccando anche la nostra provincia: il paziente Uno a Biella è stato confermato il 4 marzo 2020 (leggi qui), quando il sindaco Claudio Corradino ne dava notizia: si trattava di un 83enne non residente nel Biellese (leggi qui). Da qui l'inizio di un protocollo che nei mesi è diventato comune, fatto di tracciamenti, tamponi, falsi positivi, test salivari. Ma soprattutto ricoveri, terapie intensive e morti. 

La conta è diventata materia quotidiana, attesa dalle istituzioni e dai privati cittadini come bussola su cosa fare, cosa poter fare e come. In questi giorni i decessi complessivi da quel 22 febbraio si aggirano a quota 9200 e Biella (che ad oggi ne conta 376) così come il resto della regione ha ormai imparato a fare i conti con i colori, le limitazioni agli spostamenti, i negozi e le attività "non indispensabili", i codici Ateco, le code ai supermercati, il lievito come oro moderno e molto altro ancora.

L'arrivo della Dad e la trasformazione della comunicazione

Proprio nei giorni in cui si seppe dei primi contagi, bambini e ragazzi erano a casa da scuola per le vacanze di Carnevale. Il 23 febbraio 2020 il presidente della Regione Piemonte decideva di chiudere le scuole di ogni ordine e grado e le università in tutto il Piemonte (leggi qui). L'anno scolastico 2019/2020, alla fine, è terminato senza il rientro in aula. Per tutti quei mesi a sostituire le lezioni dal vivo ci ha pensato la DAD, la Didattica a distanza che ha cambiato inevitabilmente il modo di fare lezione, di apprendere, ma che ha soprattutto stravolto il mondo di migliaia di bambini e adolescenti legati alla scuola anche dagli affetti e dal bisogno di fare esperienze e socializzare. Un territorio del tutto sconosciuto quello della Dad, a cui ci si è dovuti abituare in fretta, sia in termini di tecnologie a disposizione che di competenze. Ma non è soltanto il modo di fare scuola che è cambiato: anche il mondo della comunicazione si è trasformato, con l'arrivo impetuoso di videochiamate, zoom, dirette Facebook, meeting attraverso Google e l'aumento esponenziale dell'utilizzo dei social. Una situazione che ha senza dubbio toccato la società in modo negativo, ma che ha anche spinto tante istituzioni a digitalizzarsi o a migliorare le tecnologie già a disposizione, portando un'evoluzione nel modo di fare comunicazione anche all'interno della nostra stessa redazione.

La speranza nei vaccini

Quello che è davvero cambiato, in questi 12 mesi, è che in meno di un anno la comunità scientifica mondiale è riuscita a trovare un vaccino per contrastare il covid (leggi qui). Anzi, più di uno, i cui nomi sono ormai noti anche ai meno avvezzi agli ambienti farmaceutici-medicali. Da Pfizer a Moderna, da AstraZeneca a Johnson & Johnson. Al momento i vaccinati in tutta la regione superano quota 300mila ma la strada da percorrere è ancora lunga. Nella speranza di lasciarsi tutto questo presto alle spalle, non vogliamo dimenticare i riscontri positivi che questa dolorosa e difficile situazione ha portato, dalla solidarietà diffusa, alle donazioni, al sapersi reinventare. Piccoli passi per continuare a sperare in un futuro più roseo.

Redazione bi.me.

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