/ CULTURA E SPETTACOLI

CULTURA E SPETTACOLI | 18 febbraio 2021, 15:00

Anffas Biellese, laboratori di pittura e disegno con Francesco Orrù

anffas biellese pittura

Artista e forse pure filosofo. Ma soprattutto un punto di riferimento per i tanti ragazzi del Centro diurno di Gaglianico dell’Anffas Biellese. Francesco Orrù, 67 anni, è andato in pensione dopo 32 anni di lavoro, ma non abbandonerà i suoi allievi che l’hanno seguito per decenni in tante attività tra colori, matite e pennelli.

“Sì, è vero, ho dato la mia disponibilità a proseguire il progetto legato al laboratorio di pittura e di disegno - conferma l’ormai ex dipendente -. Dopo anni di lavoro non è stato facile salutare tutti e, soprattutto, dire addio. Anzi. In pratica non l’ho nemmeno fatto. Ho tenuto quasi nascosta la notizia ai colleghi e agli ospiti. Perché non volevo turbare i ragazzi, che negli anni mi hanno dato tanto, tantissimo”.

Orrù ha una vita quasi da romanzo, certamente da raccontare e da ascoltare. “A vent’anni ho fatto pure il marinaio, girando il mondo e portando in India una serie di aiuti umanitari - spiega dalla sua casa a Sagliano Micca -. Sono stato anche insegnante, alle scuole medie. Un mondo nel quale mio padre voleva trovassi la mia strada. Omologazione e burocrazia però non facevano per me e così abbandonai la cattedra. Iniziai quindi in Anffas, proprio per un progetto legato al disegno e alla pittura, io che mi ero diplomato al Liceo Artistico. Dopo l’inizio del mio lavoro, ci fu una parentesi, durante la quale feci da assistente a Omar Ronda. Poi di nuovo in Anffas, per sempre. Ho imparato cosa sia la diversità. E soprattutto l’ho coltivata. Sì, perché tutti siamo diversi e tutti abbiamo delle inabilità, io per primo. Nel tempo trascorso insieme ai ragazzi questo insegnavo e questo imparavo: ribellarsi all’idea di essere tutti uguali, coltivare la propria unicità. Gli anni sono volati e la pensione mi pare sia arrivata quasi di sorpresa”.

“Devo tanto ai ragazzi e all’Anffas - aggiunge Orrù, nato in Sardegna -. Mi hanno dato la possibilità di esprimermi, di andare contro le convenzioni che non mi piacevano né da giovane né adesso. Ho sempre lavorato per aiutarli, inspirandomi alla mia sensibilità, magari citando uomini e artisti come Modigliani o Picasso”. “Dal mio matrimonio, negli anni, figli non ne sono arrivati - conclude -. In un certo senso, figli, lo sono stati i tanti ragazzi e ragazze che ho visto al centro diurno, con cui ho lavorato, giocato e costruito rapporti splendidi e indimenticabili. Rispetto al passato molte cose sono cambiate nella società, nell’approccio con le persone con disabilità. In meglio, naturalmente. Ne sono felice. La strada però è ancora lunga. E soprattutto non bisogna pensare che il prossimo si aiuti con il pietismo, come spesso mi pare di scorgere in alcune persone. La mia parte? Sento di averla fatta. Ma non scappo. Non abbandono gli ospiti del centro. Se ci sarà la possibilità, il nostro laboratorio per disegnare e pitturare resterà aperto. Faremo altre mostre. Andremo ancora nelle scuole. Disegneremo, fino alla fine, la nostra libertà”.

Redazione g. c.

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore