Lo stop degli impianti sciistici di domenica sera, a poche ore dalla riapertura, non solo ha creato enorme arrabbiatura nei gestori ma ha anche inflitto una "mazzata" al commercio. Ecco la lettera del biellese.
"Siamo al 5° stop. Era più corretto chiudere tutto e concedere significativi ristori e finiva li, senza creare questo contenzioso. Contenzioso che non ci sarebbe stato se i nostri politici (uno in particolare) non si fosse messo con il suo 2% a far saltare il banco; banco che stava lavorando con dignità per salvare il salvabile.
Ora pagheremo ben più salato e peggio di prima tutto questo. Ora, con la stessa velocità con la quale è stata eseguita la non apertura degli impianti (12 ore), ci diano i ristori per poter proseguire le attività! A livello personale, essendo un noleggio sci, ho il codice Ateco di 'Articoli sportivi'. Con questo codice siamo rimasti aperti, in zona rossa, con gli impianti chiusi.
Noi, dal 5 ottobre ad oggi, non sappiamo come comportarci. La perdita degli incassi lordi è stimabile (ma tanto tanto vicino al vero), del 75%. Essendo stagionali, vorrei sapere come posso immaginare di affrontare il resto dell’anno. Stipendi, posti di lavoro, strutture … tutto a rischio di non poter essere rinnovato e confermato.
Anche se dovessero aprire al 5 di marzo, l'anno sciistico è compromesso, ma servirà anche all’indotto che potrebbe dare un po’ di respiro alle attività per contenere, anche se minimamente il dramma economico e sociale".