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Biellese Magico e Misterioso | 07 febbraio 2021, 08:00

Biellese magico e misterioso: CAMANDONA - Camandon-a e Le tre volpi del Bocchetto Sessera

A cura di Roberto Gremmo

Biellese magico e misterioso: CAMANDONA - Camandon-a e Le tre volpi del Bocchetto Sessera

Luogo privilegiato per l’apparizione delle processioni dei morti viventi, nel Bocchetto Sessera è ancor viva la leggenda di tre volpi paratesi di fronte ad un povero padre che da poco gli erano morti tre figli. 

Per un misterioso artificio, le volpi si sarebbero trasformate in piccoli esseri umani col volto dei giovani defunti, avvolti in un mantello lucente e col sorriso sulle labbra per comunicare al genitore angosciato che i figli vivevano in una nuova dimensione di gioia e di beatitudine.

Con molta probabilità la realtà indiscussa che al Bocchetto Sessera passi la linea geologica insubrica fra Europa ed Africa può essere alla base di queste tradizioni su un misterioso confine fra mondo visibile ed invisibile esistente proprio in quel luogo. 

 

La credenza nella processione delle anime è viva anche in altri paesi biellesi e di volta in volta la macabra rassegna è stata vista con terrore la notte d’Ognissanti nel Cossatese, a Quittengo, alla “strà dij mòrt” del Vernato o al lago del Mucrone. 

L’autore che più ha dato risalto a queste antiche credenze sulla processione delle anime è stato, non per caso, un personaggio eclettico e culturalmente spregiudicato come il famoso pittore gragliese Giuseppe Maffei.

Nelle sue “Antichità biellesi” ricorda una versione tutta biellese del racconto del corso dei morti, a fine Ottocento ben noto sia in val dl’Elf che del Sarv dove “[i]l primo personaggio di questa leggenda è un mortale, che, il destino fa incontrare a mezzanotte presso d’un Cimitero in un individuo avviluppato nel vecchio ferraiolo, che lo saluta e gli offre una bacchetta, se viene accettata, il misterioso personaggio lo proclama cavaliero, e quindi sparisce. In virtù di quel segno di comando, quel mortale è invaso da una potenza superiore che lo rende capace dell’assoluta missione.

 

Percuote con la bacchetta la porta del Cimitero, e si spalanca, tocca i tumuli, e questi si aprono ed escono le meste ombre dei trapassati, che si recano sulle spalle il tristissimo fardello dei loro peccati; si odono flebili lamenti, e l’aere greve fredda dei sepolcri aumenta l’intensità delle tenebre.

Il cavaliero comanda alle ombre di accendere le fiaccole ed allora il dito mignolo della sinistra mano d’ognuno si alluma, e risplende colla fosforescenza di un fuoco fatuo, illuminando quella scena di pentimento e di muto cordoglio, che nulla ha simile nella vita corporea. Il Duce si pone alla testa di quella folla che cammina in processione nei luoghi abitati, quindi nei deserti e nelle impraticabili gole e cime alpestri e valli e torrenti, nulla l’arresta [...]”.

 

Talvolta questa corsa dei morti s’imbatte nei malandrini intenti a qualche mala opera; li sbaraglia sgomentati e corretti. Camminano sempre per sterpi e dirupi, provando tutti i disagi della via mortale uniti a quelli dello spirito, sinché giungono a ghiacciai del Monterosa, dove ognuno ha da spezzare con la spilla una parte della gelata montagna, e quindi prima del canto del gallo ritornano nei loro tumuli per ripetere in tutte le notti l’espiazione”.

Forse non per caso, nell’affresco che dipinse accanto alla propria tomba nel cimitero di Graja Giuseppe Maffei raffigurò una processione delle anime che si allontana celermente dalle tentazioni del demonio protetta dal Salvatore e da un angelo che schiaccia il capo d’un diavolo alato e con grandi orecchie deformi.

 

Questo articolo é estratto dal nuovo libro “I segreti dei paesi biellesi” per concessione dell’Editore “Ieri e Oggi” (via Italia 22 Biella tel. 015351006 - ierieoggi@tiscalinet.it).

Saremo grati a chi vorrà segnalarci altre realtà del Biellese segreto scrivendo a storiaribelle@gmail.com

Roberto Gremmo

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