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Animalerie | 04 gennaio 2021, 15:36

Qual è lo scenario dopo aver fermato gli allevamenti di visoni affetti da Coronavirus

Qual è lo scenario dopo aver fermato gli allevamenti di visoni affetti da Coronavirus

Il 2020 è assolutamente un anno da tentare di dimenticare e chissà ancora per quanto tempo si protrarranno le conseguenze dei vari eventi negativi, primo fra tutti chiaramente la pandemia da SARS-CoV-2. E mentre si avvicendano le cronache sulle varianti nazionali del virus, anche sul fronte degli animali sembra non essere tutto immutato né immutabile.

Non troppo tempo fa gli scienziati hanno individuato fra i visoni selvatici dello Utah (negli Stati Uniti d'America) un primo caso di positività al nuovo Coronavirus, dopo l'allerta dovuto alla massiccia scoperta di casi infatti negli allevamenti di questi animali in territorio europeo e in special modo in Danimarca. Come è noto nel nostro Paese il Ministro della Salute Roberto Speranza ha disposto la chiusura delle attività degli allevamenti di visoni in Italia fino a febbraio di quest'anno, salvo proroghe successive alla nuova valutazione dello stato epidemiologico.

Gli abbattimenti sono stati considerevoli per il timore che qualche esemplare positivo possa fuggire dalla cattività per andare a portare il virus presso le popolazioni selvatiche. Tuttavia, stando a quanto aveva riferito il Dipartimento dell'agricoltura americano, quel primo caso conosciuto al mondo di visone selvatico autoctono non avrebbe avuto contatti con la popolazione allevata.

Al momento dell'interruttore scientifica internazionale ci rassicura sul fatto che il virus non possa passare dagli animali agli esseri umani, per cui la circolazione sarebbe solo da uomo ad animale oltre che fra animali stessi. A dimostrazione di questo si sono ammalati di Covid-19 Meru, Kimti and Neecee, tre leopardi delle nevi ospitati dallo zoo di Louisville in Kentucky (USA). Lo ha fatto sapere il direttore della struttura John Walczak in un videomessaggio su Facebook, il quale ha precisato che la fonte di contagio è stata un dipendente della struttura.

I leoni, le tigri, i visoni, qualche cane e gatto e il celeberrimo pipistrello di Wuhan: finora le specie infettate risultano essere state sei. Anche un recente studio italiano pubblicato su "Nature communications" dai ricercatori dell’Università Statale di Milano e dell’Università di Bari all'interno del progetto COVIDinPET, con il quale sono stati osservati centinaia di milioni di domestici sotto il profilo immunologico, ha confermato la non pericolosità per l'uomo; addirittura  "gli animali domestici, in particolare cani e gatti che vivono con persone affette da Covid-19, sviluppano rapidamente anticorpi capaci di neutralizzare il virus. I cani appaiono poco suscettibili al SARS-CoV-2 e si registrano infezioni asintomatiche, mentre i gatti possono sviluppare patologie respiratorie, comunque in forma lieve".

Pertanto, al fine di proteggere gli animali, soprattutto in caso di padroni positivi al virus, occorre attenersi alle consuete norme igieniche: lavarsi le mani prima e dopo essere stato fuori casa o averli accarezzati, dopo aver maneggiato il loro cibo o le loro provviste, evitare di baciare, di essere leccato dagli animali o di condividere il cibo, pulire loro sempre le zampe dopo una passeggiata, evitando prodotti aggressivi e a base alcolica, igienizzare spesso il loro giaciglio e non trascurare la somministrazione di antiparassitario per cani in compresse per proteggerli da aggressori esterni che possono essere veicolo di infezione.

Doverosi sacrifici richiesti a tutta la comunità umana e non, per poter contenere il pericolo in attesa della vaccinazione di massa che permette di raggiungere la necessaria immunità di gregge. Un adattamento, dimostrazione di resilienza, che viene anche dai clowndottori di Biella pronti ad assistere i bimbi malati in videochiamata.

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