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Biellese Magico e Misterioso | 06 dicembre 2020, 08:00

Biellese magico e misterioso: BIELLA - Biela e il processo del “Babi”

A cura di Roberto Gremmo

Biellese magico e misterioso: BIELLA - Biela e il processo del “Babi”

Nel Biellese è ancora viva una forte repulsione per il “babi”, il rospo viscido e rivoltante perciò solo a fatica gli intellettuali razionalisti hanno avuto ragione della testarda convinzione popolare sulla natura malvagia del povero ed innocuo batrace che dalla notte dei secoli si trascina dietro la sinistra nomea d’essere l’animale prediletto dai seguaci del demonio.

A fine Ottocento veniva più volte pubblicato ad Ivrea e diffuso anche fra la povera gente dei paesi biellesi un singolare opuscolo che si proponeva di confutare “errori e pregiudizi del popolo di campagna” ed uno dei personaggi, un paziente e bonario maestro di scuola, ammoniva i villici ignoranti invitandoli ad abbandonare la loro radicata avversione al rospo poiché è “una favola che esso nasca dalla melma che fa l’acqua piovana, che ammalii collo sguardo, che getti il veleno coll’urina o meglio con quel liquido che schizza dall’ano, quando è percosso e irritato, è una favola che sia un cibo velenoso; e tutto il male che esso può fare stà nel bruciore che cagiona quell’umore vischioso da cui trasudano le verruche del suo corpo”.

Queste superstizioni sono finite nel dimenticatoio anche se avevano un qualche fondamento perché le ghiandole del “Bufo vulgaris” secernono la bufotenina che è un potente allucinogeno.

La credenza nella natura demoniaca del rospo resta ancora forte e non per caso molti modi di dire in piemontese lo chiamano in causa. Chi si trova in una situazione di disagio è “al pian dij babi”, nel pantano coi rospi; un individuo irritato è “arvers coma ‘n babi”, alterato come un rospo; una raccomandazione darebbe “la zampà al babi”, una pedata al rospo; chi subisce un torto senza reagire “a l’ha mangià ‘n babi”, ha inghiottito un rospo mentre chi mangia a creparelle è “pien com’un babi”, è sazio come un rospo.

Nel “Processo del Babi” iniziato col carnevale di Biella del 1926 il rogo del rospo potrebbe anche riproporre un antico rituale comunitario del sacrificio del capostipite che s’immola, morendo, per garantire il rinnovamento e la continuazione della stirpe e non per caso nella cerimonia lo s’accusa d’aver fatto vanto d’essere “il più bell’uccello di Biella”, con evidente e maliziosa allusione al membro maschile.

Questo articolo é estratto dal nuovo libro “I segreti dei paesi biellesi” per concessione dell’Editore “Ieri e Oggi” (via Italia 22 Biella tel. 015351006 - ierieoggi@tiscalinet.it).

Saremo grati a chi vorrà segnalarci altre realtà del Biellese segreto scrivendo a storiaribelle@gmail.

Roberto Gremmo

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