/ POLITICA

POLITICA | 02 dicembre 2020, 09:55

La sanità che non c'è

La riflessione di Rita de Lima: "Insomma, il nostro territorio è lasciato totalmente solo da chi avrebbe dovuto occuparsene, invece di scaldare poltrone".

Foto di repertorio

Foto di repertorio

"Siamo ancora qui a parlare di sanità, di Covid, di inefficienze e inadeguatezze da parte della giunta regionale e, in parte, dell'Asl Biella per quanto riguarda la prevenzione e la cura sul territorio. Pare sia saltata, ammesso e non concesso che mai ci sia stata, la Cabina di regia. La Regione Piemonte non c'è.

Annunci sì, molti, ma poi, al dunque, questi si rivelano spesso lacunosi e contraddittori. Mancano indicazioni univoche. Cura e prevenzione sul territorio sono carenti. Per troppo tempo si è pensato che i medici di medicina generale non servissero più, ecco davanti ai nostri occhi il risultato di questo errore imperdonabile. I medici sono pochi e, circostanza ancor più grave, la maggior parte dei medici di base non si è fatta carico dei propri pazienti, non li ha visitati, limitandosi, ad un consulto telefonico.

Questa è la denuncia che abbiamo dovuto tristemente ricevere da molti biellesi che poi sono stati costretti all'ospedalizzazione. Una consistente parte di questi pazienti avrebbe potuto evitare il ricorso all'ospedale se fosse stata correttamente curata a domicilio. La sintomatologia era chiara!

Chi risponderà per questo palese disservizio? La medicina territoriale, ad oggi, non è in condizione di funzionare in modo adeguato, nonostante l'impegno e la dedizione del personale USCA. Quali sono le soluzioni che vengono prospettate dalla Regione Piemonte? Non è dato saperlo. Diversa, per fortuna, la situazione all'interno del nostro "Degli Infermi", dove il lavoro di cura è efficiente ma, soprattutto, irreprensibile sotto il profilo della grande umanità e dell'altrettanto grande professionalità. 

Medici, infermieri e personale sanitario tutto, pur sottoposti allo stress, fisico e mentale, di turni massacranti, riescono a rispondere prontamente, disponibili e attenti alle esigenze delle persone, che sono spesso impaurite. Questo riscontro ci arriva direttamente da pazienti e familiari, che pur nella grande difficoltà di questa seconda ondata Covid, si sono sentiti accuditi, informati e sostenuti. In questo senso, non possiamo che tributare il giusto merito a chi lavora, a qualsiasi titolo, nel nostro ospedale.

Non abbiamo ben chiara la situazione sul nostro territorio rispetto alle RSA. Ciò che sappiamo per certo è che patiscono gravi carenze di organico. Stesso discorso vale per le comunità. Mentre , per il carcere, che conta alcuni detenuti ed alcuni agenti  positivi  c'è necessità di un costante monitoraggio , per la sicurezza  sia del personale tutto che dei detenuti stessi. Parimenti è fondamentale mantenere aperti e funzionanti gli ambulatori territoriali, come il servizio ISI per i migranti. Parliamo di un servizio-sentinella, che monitora costantemente gli utenti, garantendo sicurezza sia a loro che agli operatori e, in definitiva, a tutti noi.

Gli ambulatori sul territorio servono anche ad assicurare cure e servizi per tutte le altre patologie, perché  non si può nemmeno immaginare che  tutto venga chiuso a causa del coronavirus. Le persone necessitano di essere visitate, di fare esami, di essere monitorate. È vero che siamo in emergenza, ma occorreva pianificare per tempo il lavoro in modo da garantire la continuità assistenziale, in un territorio come il nostro, prevalentemente anziano.

Attendiamo ancora notizie certe sul vaccino antinfluenzale arriva non arriva ...non è dato a sapersi. Tornando per un attimo al personale USCA. Anche se pochi, hanno svolto il loro ruolo di medici e infermieri di prossimità, ma senza i tamponi a disposizione, le loro armi per contrastare la pandemia si sono dimostrate insufficienti. Siamo ancora in forte sofferenza con i processamenti dei tamponi, che dovrebbero essere 1.000 al giorno mentre invece sono sempre e solo 300. Siamo ancora in trepidante attesa del macchinario per processare i tamponi promesso mesi fa dalla Regione Piemonte.

Leggiamo sui giornali che alcuni sindaci si stanno attrezzando con strutture private per fare tamponi alla popolazione. Pare che a fronte di un servizio che dovrebbe essere erogato gratuitamente, paghino al contrario prestazioni private. La domanda resta sempre la stessa: come mai a pagamento sì e tramite SSN no? Chi sta lucrando su questa situazione? La Regione cosa dice? E le nostre assessore regionali? Non pervenute.

Insomma, il nostro territorio è lasciato totalmente solo da chi avrebbe dovuto occuparsene, invece di scaldare poltrone. L'assemblea dei sindaci richiesta dai sindacati si è rivelata un nulla di fatto, perché chi avrebbe dovuto gestirla, ovvero il sindaco di Biella Claudio Corradino, non è in grado di farlo. E, cosa incredibile, non ha ancora capito che tocca  proprio a lui farsi carico della Cabina di regia. Come non ricordare, in conclusione, che a livello nazionale siamo ancora alla discussione preliminare sull'opportunità o meno di prendere i soldi del Mes. 

Con i 5Stelle che rasentano la follia quando dicono "ok, prendiamo questi soldi ma non usiamoli"...Quei solidi, non ci stancheremo mai di ripeterlo, servono per rimettere in funzione una sanità pubblica degna di questo nome. Servizi di cura alle persone, in un territorio come il nostro dove ci sono vallate, popolazione anziana, difficoltà di spostamento. È fondamentale ripensare ai servizi, sia del welfare che della sanità: entrambi devono farsi carico delle varie criticità. La certezza è solo una: non possiamo permetterci di restare in balia degli eventi". Questo il pensiero di Rita de Lima, segretaria PD Biellese e referente tavolo welfare e sanità PD Provinciale.

comunicato pd de Lima - f.f.

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore