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ATTUALITÀ | 02 dicembre 2020, 16:09

Sci a Natale, si va verso la chiusura totale? La preoccupazione delle stazioni sciistiche VIDEO

Tra Alagna, Bielmonte e Oropa l'opinione comune è che si potesse riaprire: "Da noi in montagna non si è ammalato nessuno, sarà tutto il territorio a risentirne".

sci natale

Video interviste di Mauro Benedetti

Come reagisce il mondo dello sci all'imminente chiusura degli impianti per le vacanze di Natale? Si poteva garantire una stagione invernale di sport in sicurezza? Poteva essere fatto qualcosa in più? Lo abbiamo chiesto a chi di sci vive e lavora, che oggi si dice contrariato dalle decisioni che potrebbero essere prese a Roma.

Giampiero Orleoni, direttore delle Funivie di Bielmonte, non ha dubbi. "Quando la pandemia è esplosa noi eravamo tranquilli, avevamo accessi record. Sono quelle stesse immagini che ci hanno attirato l'ira del governo, con le foto di persone ammassate quasi fossimo degli untori. La verità è che noi dopo la chiusura abbiamo fatto un censimento tra noi colleghi piemontesi e abbiamo visto che in montagna da noi non si è ammalato nessuno, dipendenti, maestri di sci o ragazzi degli sci club. La montagna è rimasta fuori dalla diffusione del virus, per cui ritengo improbabile che nel nostro ambiente il virus si possa trasmettere in modo considerevole".

Si trova d'accordo anche Andrea Colla, direttore di Monterosa Ski, il comprensorio che parte da Alagna Valsesia e si arrampica per tutto il Monte Rosa: "Il territorio dell'Alta Valsesia conta circa 3mila abitanti, di questi ce ne sono 1700 circa in età da lavoro. Noi occupiamo direttamente 90 persone nelle stagioni normali. Per ogni singolo addetto da noi ce ne sono circa 10 nell'indotto indiretto (maestri di sci, albergatori, ristoratori) e 6-7 nell'indotto ulteriormente indiretto (chi lavora sulle seconde case). Nella filiera generata dal mondo dell'impiantistica lavora quindi tutta la gente che vive sul territorio. Se si chiude, tutta questa gente rimane senza lavoro. Sarebbe stato meglio consentire agli impianti di aprire in modo ridotto, per consentire alle altre categorie di produrre il proprio reddito".

"Non capiamo come mai non ci sia la possibilità di adottare un protocollo più stringente che consenta comunque di mantenere gli impianti aperti - ragiona invece Gionata Pirali, della Fondazione Funivie di Oropa -. Nel nostro piccolo abbiamo 14 dipendenti e una chiusura fino al 15 gennaio significa perdere tantissimo. Noi l'anno scorso avevamo più di 8mila biglietti staccati e questi numeri non si replicheranno mai nel Biellese da febbraio. Riusciremo forse a recuperare qualcosa nell'estate 2021, con grosse criticità nel nostro piccolo bilancio, per cui i ristori non dovranno essere banali. Non riesco a dare una connotazione strategica a questo atteggiamento, siamo preoccupati e non capiamo perché non ci siano altre soluzioni percorribili, visto che le altre attività ludico-sportive all'aperto sono state consentite".

Stefano Francescato

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