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ATTUALITÀ | 21 novembre 2020, 12:44

Caos vaccini, la Regione si difende: "Partiti per tempo, ritardi nelle distribuzione sono colpa del fornitore" VIDEO

La Giunta Cirio in pressione sul gruppo Sanofi, in ritardo nelle consegne concordate. Ad oggi Asl e medici di base hanno ricevuto il 70% del milione e 320mila dosi che Torino aveva acquistato a maggio per arrivare a un target del 95% della popolazione interessata

Caos vaccini, la Regione si difende: "Partiti per tempo, ritardi nelle distribuzione sono colpa del fornitore" VIDEO

Di chi è la colpa se negli studi dei medici di base non stanno arrivando tutti i vaccini antinfluenzali promessi dalla Regione Piemonte e attesi dagli ultra60enni piemontesi, oltre che da una vasta platea di soggetti fragili?
E’ quanto l’assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi e un governatore Alberto Cirio decisamente contrariato hanno tentato di spiegare nel corso di una videoconferenza dedicata al delicato tema.

Nel corso di diversi interventi hanno così snocciolato i dettagli dell’organizzazione della campagna vaccinale con la quale, dall’aprile scorso, il Piemonte si è mosso per arrivare al target "ottimale" di copertura indicato dal Ministero della Salute (il 95%, contro il 75% dell’obiettivo "raccomandato"), fino alla decisione di arrivare all’acquisto di un numero di dosi quasi doppio rispetto alle 700mila effettivamente somministrate lo scorso anno (per una copertura di poco superiore al 50% di una platea allora più ridotta, visto partiva dagli ultra 65enni).

Da qui la gara d’appalto che, espletata a maggio, ha visto il gruppo francese Sanofi impegnarsi a fornire al Piemonte un totale di 1 milione e 320mila dosi a un prezzo di circa 5 euro l’una: il 50% con una prima tranche poi effettivamente arrivata entro il termine che ha consentito di iniziarne la distribuzione presso le Asl e i 3.200 medici di base piemontesi che dal 26 ottobre le stanno erogando ai loro pazienti; le altre in partite successive a scansioni praticamente settimanali.

Qui l’inghippo e le ragioni dell’arrabbiatura di Cirio, che con lo staff di Piazza Castello valuta anche anche azioni civili e soprattutto penali rispetto a consegne successive arrivate invece poi col contagocce e che hanno messo in grossa difficoltà i medici di medicina generale, che su indicazione della stessa Regione si erano intanto organizzati raccogliendo le prenotazioni dai pazienti.

Da Torino sarebbero così partite severe rimostranze, accompagnate dalla minaccia di iniziative civili (tra le quali anche quella del cosiddetto "acquisto in danno", rivolgendosi ad altre case farmaceutiche) e soprattutto penali (per "inadempimento in contratti di pubbliche forniture"), per cui si confida che entro breve il ritardo registrato nelle ultime settimane possa essere colmato.

Al momento, hanno rimarcato presidente e assessore sono comunque state consegnate 930mila dosi di consegnate, 200mila in più di quelle complessivamente distribuite in tutto lo scorso anno.

"Non mancheremo di fare valere le nostre ragioni", ha rimarcato il presidente regionale, mentre il responsabile delle Malattie Infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, Giovanni Di Perri, ha speso parole rassicuranti parlando di "numeri più che soddisfacenti rispetto all’anno scorso" e spiegando che, con riguardo alle tempistiche di somministrazione, nemmeno sarebbe il caso di affannarsi troppo: "Abbiamo più di un mese prima di vedere le prime avvisaglie di una salita della curva dell’influenza stagionale, per cui siamo ampiamente in tempo".

"Questo anche alla luce della stagione atipica che si prospetta sotto questo profilo. I movimenti di persone dall’Oriente si sono molti ridotti ed è anche probabile che, rispetto al passato, questo tipo di infezioni a trasmissione
aerogena si ridurranno e avranno anche tempi diversi rispetto al passato. Credo quindi che i volumi distribuiti siano già ragionevoli per coprire la fascia più debole della popolazione. Sino al 15-20 dicembre c’è tempo per arrivare al target che ci eravamo dati".

Un’ultima nota di interesse quella arrivata da Federfarma, per bocca del presidente regionale Massimo Mana, che ha spiegato come l’esigua quota di dosi che la Regione si era impegnata a fornire alle farmacie  (un totale di 16.500, pari all’1,5% dell’intera partita) non saranno vendute ai non aventi diritto, come inizialmente previsto, ma messe a disposizione dei medici di base affinché possano, pure queste, venire riservate prioritariamente alle fasce più deboli della popolazione.

"Siamo tutti d’accordo – ha spiegato – che sia opportuno lasciarli a disposizione di soggetti fragili rispetto a persone che stanno ragionevolmente bene. Quindi anche quelle dosi saranno rimesse a disposizione dei medici di base per le vaccinazioni obbligatorie".

Dal nostro corrispondente di Torino - bi.me.

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