“Tempus trampadore/Tempo ingannatore” è la poesia che Nicola Loi di Ortueri (Nuoro) ha appena scritto per essere inserita tra i testi del prossimo appuntamento del Laboratorio Linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”, per imparare a leggere e scrivere in lingua materna contemporanea.
Un progetto a più voci che vede la collaborazione di poeti e scrittori contemporanei, dove la contemporaneità nel senso del tempo presente è il tema che attraversa anche le undici quartine di questo testo. Al ritmo dell’endecasillabo è affidato il messaggio sociale da cui traspare la paura per “…custa pesta, chi torra nos che torrat a serrare”, questa peste che di nuovo ci vuole rinchiudere”, perché siamo ritornati “a tempos de foghile”, ai tempi del focolare”, ossia non si potrà di nuovo uscire di casa.
I versi sono un susseguirsi di immagini quotidiane del tempo presente, quasi un “film frame” da cui traspaiono in filigrana immagini della plurimillenaria società sarda, che vive all’ombra dei suoi nuraghi dall’età del bronzo.
Contenuto didascalico che inizia battagliero col il “no ponimus sas armas in terra”, “non mettiamo le armi a terra”, non le deponiamo, come fossimo, noi, antichi guerrieri, i progenitori mitici ben effigiati nei numerosi bronzetti.
Neppure il finale cede alla disperazione perché “cando at a finire sa mattana”, “quando finirà il baccano”, faremo festa grande ed entreremo finalmente a ballare - dopo l’intollerabile distanziamento a cui siamo ancora costretti - tenendoci per mano: “a manu tenta” in salute, pace e amicizia.