/ COSTUME E SOCIETÀ

COSTUME E SOCIETÀ | 24 ottobre 2020, 14:29

“Meledade/Meditate”, poesia di Nicola Loi che attraversa l’oceano

Martedì 27 ottobre, ore 21:00 collegamento transoceanico tra "Su Nuraghe" Biella e Circulo sardo "Antonio Segni" La Plata (Argentina) - poesia di Nicola Loi per il Laboratorio linguistico intercontinentale su piattaforma Google Meet

“Meledade/Meditate”, poesia di Nicola Loi che attraversa l’oceano

La vita è quel fiume - o, almeno, così si crede - che l'essere umano naviga attratto dall'utile che tutto calpesta. Ma “...quel fiume non torna indietro – cuddu riu no torrat a segus “.Queste le parole del Poeta.

Ma, nella mutabilità dello scorrere del tempo e della vita, l'Io permane intatto. Nella sua immutabilità, è attraversato da forze che lo agitano e lo sballottano di qua e di là. Forze che obbediscono a leggi oscure, contro le quali, forse, servirebbero dei principi, morali o religiosi o razionali: difficile dire. I principi, a dire il vero, ci sono, ma precipitati in fondo a noi stessi, nascosti. Dimenticati e, sovente, ritenuti addirittura obsoleti per tranquillità d'animo, per bieca comodità.

La devozione all'oro, che brucia le mani di chi lo maneggia, (...sa manos brujadas dae s'oro, per riportare le parole del Poeta) fa diventare di pietra il cuore. E con cuori di pietra abbiamo a che fare giorno dopo giorno. Pietra che assume diversi aspetti e mutevoli: dalla pigrizia a fare alla svogliatezza, dalla volontà di non affrontare la realtà e di non assumersi responsabilità alla superficialità con cui si liquidano situazioni che meriterebbero ben altra coerenza: ci si nasconde dietro mode e ideologie – religiose, filosofiche, politiche – che, così ci fa comodo credere, ci sollevano dal pensare, dall'affrontare con rettitudine la realtà...

Non può esserci pace in questo vivere: c'è solo il fiume che scorre, sovente trasportando, ma altrettanto di sovente travolgendo chi lo affronta. Il fiume, però, non è la vita, ma il suo scorrere.

La vita, l'Io, l'essere umano sono impenetrabili al trascorrere, solo apparente, delle cose. E, nuovamente, in questo non-vivere non può esserci pace. Se la si vuole davvero questa pace, ebbene la si metta – prima – dentro di noi. Così il Poeta. E, prosegue, il Poeta affermando che trovare la pace, servire la verità significa “...ritornare a passi indietro –  torrare sos passos in segus “. 

Ma, il fiume scorre, è nella sua natura.  Il tempo e la vita sono già svaniti, sono già un ieri che scompare nel tempo. E il fiume non solo trascina - senza tregua, senza requie - ogni cosa con sé, ma, per sua natura, non può tornare indietro.

Così la vita: indietro non torna; e, le cose che passano – le occasioni da cogliere – non ci sono già più.

Proprio così! Però, deve venire da domandarsi: e i ricordi? Quelli belli, che consolano; quelli brutti che bruciano? Non conoscendo che il presente, l'attimo in cui si vive, siamo immersi nel passato, nella nostra piccola storia; quella piccola storia che è noi. Quella fugace parvenza di eternità che sono i nostri ricordi.

Ma non basta... L'essere umano è fatto di sentimenti: allora, il fiume – è vero – scorre, ma non porta con sé le nostre azioni. Trascina con sé i loro effetti. Quelle, le azioni, sono il noi che siamo, nel bene e nel male. Quelle, le azioni, sono il sentimento che – pur sbagliando, pur obbedendo ciecamente alla comoda malvagità quotidiana – informa la nostra piccola realtà umana.

Sono il fondo immutabile di noi stessi: sono la nostra parte perduta, confusa in una congerie di desideri altalenanti, di sentimenti mal compresi e scambiati per tensioni sincere, che hanno soffocato la nostra vera natura, luminosa e immutabile: splendente come un suono che si coglie...eppure già più non c'è.

Di contro al fiume che scorre inarrestabile, sta la staticità dell'Io, immodificabile, eterno e fuori dallo scorrere temporale, inalterabile. E' a questo Io che dobbiamo riuscire a tornare. Perché, in questo Io c'è tutta la persona, tutto l'essere umano che naviga lungo il fiume della vita, con le sue paure e le sue incertezze; con i suoi dubbi mai risolti... Naviga, l'essere umano, e confonde il navigare con la sua vera natura. In questo mutevole trascorrere si perdono amici e gioie; si va contro la natura del mondo, sacrificando – come con vigore sottolinea il Poeta – tutto e tutti all'utile, a quanto è concretamente monetizzabile: divinità crudele, che alletta e distrugge chi la venera. Per fortuna, uno spiraglio nella malvagità, nella meledade, sembra aprirsi, perché, alla fine

“...sa chi binchet est sa beridade - ….quella che vince è la verità “.

Quella verità che, seguendo Platone, “ci libererà”; quella verità, il cui senso greco indica un processo di approfondimento, di eliminazione di errori, di chiarificazione di dubbi e tormenti: tutto quello che, banalmente, usiamo chiamare “vita”. Verità che fa cadere il velo che nasconde la realtà. Verità totale, non verità piccola di casuale corrispondenza tra quanto si dice  e quanto si vede. Cade il velo, esplode la luce. Ma non così, semplicemente. Occorre uno sforzo immane di tutto l'Io: dobbiamo riconoscere che abbiamo sbagliato, che abbiamo inseguito sogni malvagi e chimere fallaci: la soluzione è una sola, per avere pace, verità, saggezza; occorre tornare, umilmente, sui propri passi:

... torrare sos passos in segus - ritornare a passi indietro“.

Così il Poeta.

Pietro R. Borenu - Su Nuraghe

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore