Biellese Magico e Misterioso - 18 ottobre 2020, 08:00

Biellese magico e misterioso: L’ultimo ‘caminà’ di Pralungo

A cura di Roberto Gremmo

Biellese magico e misterioso: L’ultimo ‘caminà’ di Pralungo

   Nella civiltà montanara e contadina biellese avevano grande importanza i piccoli edifici rurali detti “caminà” che servivano per l’essicazione delle castagne, il pane dei poveri. Uno di questi edifici, forse l’ultimo ma ormai in disuso si può ancora vedere nelle colline di Pralungo, non distante dal grande castagnone magico del “Dèir d’Aragno” su cui sono fiorite diverse leggende.

    Il casotto per l’essicatura era realizzato in muratura con grandi blocchi pietrosi impastati con la terra argillosa detta “tòu” ed era su due piani; quello inferiore serviva per il fuoco di legna di castagno che doveva restare sempre acceso e bruciare lentamente per un mese senza formare la fiamma viva, facendo salire il fumo sulla “gràa” di travi con listelli di nucciolo che era al piano superiore a due metri da terra.

  Dopo la faticosa raccolta autunnale, da una porticina laterale vi venivano portate le castagne che venivano raccolte nei castagneti. Il fuoco veniva lascato bruciare per più di un mese e soffocato utilizzando le ceneri e le bucce dell’anno precedente garantendo il calore necessario per una combustione lenta e costante. Le castagne dovevano essere girate per una o due volte da persone esperte, quasi sempre degli anziani del paese.

   Proprio perché erano dediti a quest’attività, gli abitanti del cantone di Sant’Eurosia sono stati soprannominati “grëlle”, le castagne bianche.

   L’importanza del ‘caminà’ nella vita delle nostre comunità montanare é stata evidenziata dall’architetto Piero Foddanu nel volume sugli alpeggi pubblicato nel 1966 dal “Centro Studi Biellesi” ricordando che questo tipo di edifici erano componente essenziale degli antichi stanziamenti rurali, dove “tra i vari fabbricati costituenti l’abitazione vi è, sovente, un piccolo edificio (caminà) a due piani separati tra loro da un graticcio di legno; al piano superiore vengono depositate le castagne appena raccolte, nel locale sottostante vi è un focolare, nel quale volutamente  si provoca una copiosa produzione di fumo oltre che di calore; in tal modo le castagne sovrastanti vengono essiccate abbastanza rapidamente e rese atte ad essere successivamente separate dalla buccia mediante battitura, fornendo così un alimento molto importante nell’economia della famiglia alpina”.

   Tutto distrutto.

   Una non perduta tradizione di ‘sacralità’ dell’albero del ‘pane  dei poveri’ sembra sopravvivere a Villa del Bosco dove di volta in volta gli abitanti del Cantone Ferracane si recano sotto un grande castagno plurisecolare. ammirano la sua maestosità compiendo quello che potrebbe essere interpretato come il residuo d’un antico culto delle selve.

 

  Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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