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CRONACA | 12 ottobre 2020, 19:22

Lettere dalla Valle Cervo: “Questi i ricordi che conservo anche se la furia del torrente si è portato via parte di ciò”

lettera valle cervo

Riceviamo e pubblichiamo:

“Ai primi di giugno, finita la scuola, si correva a Rosazza per evitare il caldo torrido delle città. La mini odissea comprendeva un'oretta di littorina da Torino Porta Susa a Biella San Paolo e poi corriera numero 16 dai giardini di Biella fino al municipio di Rosazza. ll viaggio sulla SP 100 prevedeva un attraversamento del torrente Cervo sul ponte omonimo per poi costeggiarlo, sulla sinistra, per tutta la durata del tragitto.

Per i Rosazzesi tutti, il Cervo è compagno di viaggio nei loro spostamenti da e per il paese, ma anche compagno di vita e amico che si deve conoscere, rispettare e anche temere per quando fa la voce grossa. Tutto ciò lo si impara da bambini ascoltando i "vecchi" che raccontavano di come i due torrenti che circondano il paese nascondano insidie anche durante i mesi estivi, quando le loro acque placide e cristalline, invitano ad immergervisi senza preoccupazione alcuna. Durante l'adolescenza, il bagno nella Pragnetta o nel Cervo diventava un rito ma anche un'esigenza siccome, anche in passato, le estati rosazzesi erano calde ma non ancora torride.L'idea di un bagno alla "lama sotto il ponte" o in una delle tante lame che si trovano lungo il sentiero che conduce alle Dasate, veniva sempre accolta con gran entusiasmo e unanime approvazione.

I preparativi erano parecchi: si correva a casa per prendere un asciugamano e per indossare un costume da bagno e un vecchio paio di scarpe da ginnastica, che agevolavano le arrampicate sulle rocce, ma soprattutto proteggevano i piedi nel caso tuffandosi alla cieca, si atterrasse su un amo da pesca o su un pezzo di vetro. Qualche volta ci si portava dietro una birra (o forse tre) e le immancabili sigarette di tutte le marche possibili e immaginabili, perche' al torrente potevamo anche confidare i nostri segreti.Alla fine del pomeriggio stanchi, affamati e sgocciolanti, ritornavamo a casa dove c'era sempre una nonna pronta a sfamarci con enormi panini ripieni. Verso la fine di agosto, le gite ai torrenti diventavano più rare perche' le loro acque mai troppo calde in ogni caso, diventavano gelide.

Con le prime piogge poi, il Cervo e la Pragnetta cambiavano fisionomia: il verde limpido si trasformava in un grigio-marrone che ci ammoniva a non avvicinarci. Quell'acqua che fino a poche settimane prima si guardava con voglia a trepidazione, adesso destava preoccupazione.Le bure di settembre annunciavano fragorosamente l'inizio dell'autunno, che a Rosazza sembrava arrivare sempre prima che altrove.Da lì a poco, anche noi Rosazzesi-villeggianti avremmo seguito il corso del torrente nel fatidico viaggio di ritorno in città.

Sullo stesso ponte che attraversammo tre mesi prima, riuscivamo a dare un'ultima occhiata al Cervo e alla sua Valle e a dirgli che saremmo tornati l'anno prossimo.Questi sono i ricordi che conserverò per sempre, anche se il Cervo, in una delle sue sfuriate autunnali, si è portato via parte di ciò che mi concesse con tanta generosità”.

Davide Lucchetti

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