Riceviamo e pubblichiamo:
"Constatare ciò che ha potuto fare in poche ore la forza del torrente lascia un groppo in gola a chi, come me, ha vissuto più di quarant’anni della sua vita, estate ed inverno, a Rosazza in regione Fornaca. In quella parte nella sinistra orografica del torrente che ora non esiste più, a chi come me, con il marito rosazzese doc, ha trasformato quella zona abbandonata ai rovi e alle erbacce in un posto paradisiaco, ammirato da tanti e dove la vita aveva una dimensione particolare. Lascia il groppo in gola anche a tutte le persone che hanno frequentato il luogo per trascorrere una domenica serena in un prato tagliato con cura al bordo di un torrente che permetteva un bagno rinfrescante.
Pochi minuti ed è solo desolazione e rovina. Il ponte in legno non è crollato: quel ponte che ha sostenuto il passaggio dei materiali per la ristrutturazione delle abitazioni; quel ponte che è stato calpestato milioni e milioni di volte è stato un ponte “forte” come gli abitanti che aspettano con ansia la sistemazione dei luoghi per vederli rinascere, per gioire ancora. Osservano paesaggi stupendi, cieli azzurri aspre montagne al rumore quieto di un Cervo che ha ripreso il suo scorrere normale. Non voglio piangere, perché non ci sono state vittime, feriti o dispersi certo è che ciò che era non sarà più!
Resterà nella mia anima un ricordo indelebile delle corse nei prati, delle grida dei bambini, del vociare delle persone in una Rosazza che negli ultimi anni era tornata a vivere con gioia ed animazione grazie ad una amministrazione presente ed attiva che, ne sono certa, farà tutto l’umanamente possibile per il ripristino di ciò che è stato danneggiato”.