Biellese Magico e Misterioso - 20 settembre 2020, 08:00

Biellese magico e misterioso: Una fata coi piedi d’oca scacciata dal Biellese si rifugiò sui monti del Verbano

A cura di Roberto Gremmo

Biellese magico e misterioso: Una fata coi piedi d’oca scacciata dal Biellese si rifugiò sui monti del Verbano

   Secondo una notissima leggenda, le fate che da un mondo lontano erano arrivate nella val dl’Elf rivelando ai montanari i segreti della lavorazione del latte sarebbero fuggite lontano indignate per essere state canzonate quando durante un ballo si scoprì che avevano i piedi d’oca.

     Lasciata per sempre la terra biellese, le straordinarie figure benefiche e gioiose dovettero cercarsi un altro luogo dove poter vivere finalmente in santa pace. E non dovettero andar molto lontano.

    Nella vicina Valsesia, in val Mastallone, poco prima di Cravagliana esiste infatti il “Piano delle fate” che testimonia della loro magica presenza ma sembra che questo luogo fiabesco, oggi diventato un’area sosta per camper, non fosse adatto alla loro permanenza e dunque dopo una breve permanenza decisero di fuggire verso altre, più tranquille, vallate vicine.

   Attraverso lo scosceso sentiero montano che ancor oggi unisce Santa Maria di Fobello a Bannio e Anzino passando per l’Alpe Baranca raggiunsero l’Ossola ospitale e selvaggia.

   Perciò nelle più schiette tradizioni locali, troviamo le tracce di una di queste fate benefattrici, alla ricerca d’un rifugio sicuro, fra gente più ospitale di noi biellesi.

    Queste leggenda d’una fata dai piedi d’oca arrivata in Ossola nella notte dei tempi ha scritto la pittrice ed etnologa Daniela Piolini nel suo prezioso “Ul librun de Cardescia” edito nel 2005 dal libraio Alberti di Verbania che raccoglie i più significativi ed affascinanti racconti popolari del Verbano, Cusio, Ossola e del Canton Ticino.

     I racconti degli anziani di Miazzina ricordano infatti che nella fatata val Grande si era stabilita proprio una di queste creature magiche dove proteggeva gli armenti, difendeva le foreste e conservava integra la natura.

   Era inevitabile che un giovane montanaro se ne innamorasse, ma il suo amore doveva provocare la stizzosa reazione dei suoi compaesani che, armati di forche e bastoni, avevano deciso di cacciare con la forza l’intrusa forestiera.

    Utilizzando i suoi magici poteri, la fata s’era prontamente difesa ed aveva scatenato una grande tempesta, formando un impetuoso torrente che avrebbe distrutto il paese dei suoi persecutori.

   Ma, buona per natura, non aveva compiuto il misfatto ed invece di lasciare sommergere la borgata aveva allargato le braccia e fermato miracolosamente la furia delle acque, spostandole verso il torrente Gabbina e salvando Miazzina.   

    Rimasti a bocca aperta di fronte a questa manifestazione di potenza e di generosità, gli abitanti del luogo le chiesero perdono e l’implorarono di restare a vivere pacificamente con loro; senza badare alla forma dei suoi piedi.

     Secondo la scrittrice Piolini la straordinaria creatura coi piedi d’oca “era in realtà l’antica Dea dei monti e delle acque che si prendeva cura di quei luoghi fin dai primordi dell’umanità”.

    I biellesi ormai civilizzati e modernizzati, non l’avevano riconosciuta.

 

   Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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