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CRONACA | 17 settembre 2020, 06:50

Carcere di Biella "off limits" tra aggressioni, sotto organico e ore continuate di lavoro

Andrea Delmastro responsabile Giustizia di Fratelli d'Italia e capogruppo in commissione Esteri: "Il recovery Fund venga usato anche per assunzioni di organico per garantire la sicurezza nei nostri istituti Penitenziari. Il Governo si impegni, come da risoluzione alla Camera del sottoscritto approvata, a far eseguire le pene detentive in patria ai detenuti stranieri".

Foto di repertorio

Foto di repertorio

Situazione molto tesa al carcere di Biella. Un problema che ormai rientra nell'ingiusta quotidianità. In ordine cronologico, venerdì scorso l'ultimo atto di aggressione nei confronti di un agente della Penitenziaria. Al poliziotto colpito da pugni e calci da un detenuto, è costato sette giorni di prognosi per trauma facciale.

Particolarmente vicino, come sempre, si è mostrato il parlamentare biellese di Fratelli d'Italia, Andrea Delmastro. "Esprimo la mia solidarietà all’agente della Polizia Penitenziaria aggredito da un detenuto nel carcere di Biella -commenta il deputato responsabile Giustizia di FdI-. Oggi depositerò un'altra interrogazione sull’organico dell’istituto penitenziario di Biella: il ministro Bonafede, fra uno svuota carcere e l’altro, prima o poi provi anche a occuparsi del problema dell’organico della Polizia Penitenziaria".

E' da tempo infatti che le condizioni alla casa circondariale di via dei Tigli sono precarie: 400 sarebbe la capienza massima del carcere a fronte degli attuali 500 detenuti, i livelli di sicurezza previsti sarebbero ormai ridotti al minimo dalla carenza di personale oltre al lavoro continuato per giorni senza un riposo adeguato. 

"La situazione del carcere di Biella, come quella di tanti altri istituti penitenziari italiani, è esplosiva per la drammatica situazione di sotto organico -conclude Delmastro-. Il recovery Fund venga usato anche per assunzioni di organico per garantire la sicurezza nei nostri istituti Penitenziari. Il Governo si impegni, come da risoluzione alla Camera del sottoscritto approvata, a far eseguire le pene detentive in patria ai detenuti stranieri. Il sovraffollamento carcerario è tema che si supererà quando di liberemo del 33% di detenuti stranieri che oggi flagellano le nostre carceri e i nostri agenti della polizia Penitenziaria". 

Fulvio Feraboli

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