Biellese Magico e Misterioso - 30 agosto 2020, 08:00

Il Biellese Magico e Misterioso: l ‘pian delle masche’ dell’Irogna e la cappelletta delle streghe di Bioglio

A cura di Roberto Gremmo

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Il Biellese é terra di streghe e il loro luogo di convegno privilegiato sarebbe stato il “Pian delle Masche” nella suggestiva e selvaggia val d’Irogna (o “Con-a”) dove queste donne ribelli ed irrequiete si sarebbero date convegno per la loro ‘balutèra’, lo sfrenato ballo diabolico nella notte stellata.

Questo ‘Pian dle streghe’ é il toponimo intrigante e fascinoso che segna un territorio alpino di sicuro incanto ed attrazione, un pianoro posto sotto una grande roccia che pare un castello.In un non lontano passato questa parte appartata della valle Cervo era luogo di ‘pasture’ ed era sufficientemente abitato d’estate da giustificare la costruzione d’una rudimentale teleferica, ora abbandonata. per trasportare le vivande ai numerosi margari che vi passavano la stagione.Forse vi abitava davvero un gruppo di persone estranee ed ostili alla normalità morale e religiosa ma ad ispirare quel nome singolare può aver contribuito la difficoltà nel salire al piano da Piedicavallo perché mentre il sentiero é agevole fino ai 1333 metri dell’“Alp dl’Olm” s’impenna improvvisamente portando a pensare che sul piano sovrastante, raggiungibile a fatica, ci si può accedere soltanto a cavallo della scopa delle streghe nel diabolico volo notturno.

In realtà, é tutto il mondo oggi perduto della civiltà pastorale e montanara ad essere considerato a priori un luogo satanico perché popolato da marginali estranei alla civilizzazione urbana e  pianurizzante. Davvero, come scriveva il fotografo e scrittore Gianfranco Bini, c’erano ‘lassù gli ultimi’ ormai spazzati via ma da sempre emarginati ed esclusi.Anche la presunta inaccessibilità degli alpeggi é un pregiudizio cittadino perché l’intera montagna era solcata da mulattiere, vie d’alpeggio, sentieri fittissimi e ben battuti d’un percorso autonomo e parallelo della sua gente.Dal “Pian delle masche” si raggiunge il lago della Vecchia, si supera il col Tourrison o “colle del Lupo” e si scende in val di Gressoney.

Rimasta immune da un’antropizzazione irrispettosa la piccola e angusta val d’Irogna é d’una straordinaria bellezza e suggestione per le numerose cascate, la discesa impetuosa del rio Irogna e del rio Pieio, l’imponente mole del monte Cresto che é detto anche “Picass”, grande cima o “Rèja dij Uiton”.  La fertile fantasia del popolino indica come luoghi di convegno delle streghe altre località, tutte montane ed isolate, come una baita appartata al colle dei Carisei sotto il Mars, la così detta “Piazza delle armi” sotto il Bo o un alpeggio sul monte Camino.La collocazione al Carisei parrebbe avere una certa logica come luogo d’incontro di congreghe devianti di diverse località poiché si trova sulla mulattiera che scende dalla val dl’Elf verso Fontainemore e la valle del Lys.

Secondo una tradizione popolare rievocata nel 1932 sul “Popolo Biellese” da Giacomo Ottello un altro luogo di convegno diabolico sarebbe stato quel che restava della dimora nobiliare degli Avogadro di Quaregna dove “gli spettri notturni vagano ai ruderi del castello per custodire un pozzo antico dentro il quale verso la fine del 1500, in seguito ad un grande assedio, i castellani, prima di arrendersi, avrebbero nascosto immensi tesori”.Sullo stesso giornale, ancora Ottello non mancava di notare che nel folklore biellese il mondo delle ‘masche’ non veniva considerato popolato da esseri viventi ma da “spettri che vagolano nottetempo nei luoghi abbandonati e deserti per far accapponare la pelle ai bambini, e anche per intimorire gli uomini con tanto di baffi alla quarantotto. Che cosa diavolo vogliano dal mondo vivente codesti spettri nessuno lo sa di sicuro. Che le loro apparizioni abbiano lo scopo esclusivo di impaurire non si direbbe. 

Perchè in questo caso bisognerebbe credere che abbiano una testina ben rigonfia di frivolezze. A quale mondo arcano esse appartengano nessuno lo sa. Ad ogni modo la fantasia popolare vuole le “Masche”, evoca le “Masche”, forse per quel bisogno strano che è in noi di trarre dal nulla un nulla, di dar forma umana e veste vaporosa ai sentimenti paurosi dell’ignoto”.   

La tenace sopravvivenza di queste credenze é una eredità inestirpabile del “poetico panteismo primitivo”.Anche per questo i racconti fantastici mantengono la loro suggestione perché “sembra che ci richiamino il sentimento d’un mondo vergine e affascinante, dove il reale e l’irreale si mescolano in una sfumata evanescenza di rimpianto o di incerta speranza”.   

Soprattutto nella val dël Sarv resistono e si rinnovano i racconti suggestivi delle donne ribelli e devianti, considerate però pericolose ed ostili alla vita serena e pacifica del montanaro.Nella bassa valle il torrentello oggi detto Dunasco era in passato chiamato “Rivo delle Masche” ed una radura sovrastante la grotta piangente del santuario di San Giovanni viene detta “piano delle streghe” forse perché culmine di antiche processioni devozionali d’epoca pagana. Non manca chi favoleggia d’una donna di Valmosca che avrebbe gettato un maleficio contro un vitello e venne scoperta per strega perché aveva reagito mostrando grande dolore quando era stata gettata nell’acqua bollente la catena che teneva legata la povera bestia.

La più sicura difesa contro i sortilegi delle streghe consisteva nell’indossare  il “ref d’ampùre”, una pezzuola di canapa filata escusivamente per più giorni solo nel mese di febbraio.La fama di terra stregonesca per queste valli non é usurpata anche perché nel 1470 venne processata dalle autorità ecclesiastiche come ‘masca’ una donna di Miagliano che però era una forestiera del paese perché era originaria d’una località d’alta montagna detta “greppo del Monduro”.

Anche sotto il monte Rovella dove sorge il santuario di Banchette di Mosso Santa Maria esiste un “Pian delle masche” ed un’altro ancora al cantone “Cà ‘d Marchet” sopra Mosso.Fino ad una ventina d’anni fa, a Bioglio si indicava col nomignolo di “Capèla dle masche”, cappelletta delle streghe una catapecchia isolata, abbandonata e cadente vicino all’antico sentiero che scendeva ad Andorno. Si raccontava che un abitante del cantone Santa Maria  salendo a tarda sera al paese avrebbe udito all’interno del cascinotto un gran vociare di gente allegra e gaudente riunita al lume di candela. Incuriosito, si sarebbe cautamente avvicinato scoprendo una congrega di individui avvinazzati ed eccitati che bevevano, cantavano e ridevano mentre mangiavano manicaretti mai visti nelle povere borgate di montagna. Spaventato da quella visione il malcapitato non era riuscito a trattenersi dal gridare “Oh, Gesumaria !”.

Pronunciati quei nomi, la luce delle candele s’era spenta e le figure gaudenti s’erano trasformate in scheletri terrificanti.Fuggito terrorizzato a Bioglio, il pover’uomo aveva raccontato ai paesani la sua disavventura e tutti gli avevano prestato fede, conoscendolo per un uomo posato, sincero ed onesto.Perciò, da quel momento passando accanto a quell’edificio cadente chiamato ormai “la capèla dij masche” perché ritenuto un luogo infestato dove si praticavano macabri riti diabolici, gli abitanti di Bioglio non avevano mancato di sussurrare a fior di labbra un “Gesù Maria” per allontanare le creature del male e della morte.Queste localizzazioni sono comunque da prendere con le molle e v’é da pensare siano indicazioni date un po’ a caso da scontrosi e burberi montanari alle legioni di improvvisati folkloristi che hanno imperversato per decenni sulle Alpi ad estorcere succose rilevazioni su improbabili siti esoterici a gente che per toglierseli di torno indicava il primo posto che gli veniva in mente.

V’é da pensare che di luoghi di raduno delle streghe ve ne fossero un po’ dappertutto, se con questa definizione s’intendono località appartate per convegni sessuali od orgiastici clandestini di povera gente che non aveva nessun altro modo di fuggire ad un’esistenza grigia, piatta e vuota.Tuttavia, nulla è certo in merito ed a proposito di presunti luoghi d’incontro delle maghe pagane combattute dall’egemonismo ecclesiastico la cautela é d’obbligo.In un lontano passato di pregiudizi le donne più libere e coraggiose cercavano nelle pratiche magiche la ’liberazione’ e “sentivano” di doversi separare dalla vita terrena, avevano visioni e cadevano in estasi.Ma c'era anche la possessione diabolica, uno stato in cui i soggetti subiscono dapprima la presenza di arcane potenze maligne e poi ottengono lo stato di equilibrio fisico e psichico in virtù dell'intervento dell'esorcista.

Pare che questa passività e remissione sia un mezzo per trovare quella pace interiore che non si ha la forza o il coraggio di cercare direttamente.Nel '600 biellese vi furono diversi casi di ossessione diabolica, tutti andati a buon fine, come poté orgogliosamente mettere a bilancio il canonico Buscaglia nel suo libro sulle “Grazie e miracoli della Madonna d'Oropa” con introduzione del Canonico rettore don Giovanni Saino - edito da “Ieri e oggi”  di Biella.Vi era un solo uomo: tale Giovanni Biatto di Trino Vercellese, liberato dagli spiriti il 28 marzo 1622 dopo sei anni di sofferenze.

Ma molti stregoni o presunti tali continuavano ad operare senza essere mai scoperti.Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

Per approfondire questi argomenti segnaliamo due libri pubblicati da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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