Nell’estate della riscoperta della montagna i rifugi si confermano sempre di più come presidio alpino. Ne esistono di varie altitudini, sui ghiacciai, sulle cime dei nostri monti e anche a quote più accessibili a tutti. È il caso di ‘Alpe Cavanna’, situato nel comune di Donato, del quale è necessario raccontare una storia fatta di passione, energia e costanza.
Situato ai piedi del Mombarone in Valle Elvo, il rifugio venne costruito a 1470 metri di altitudine alla fine degli anni 90. Dopo essere rimasto inutilizzato per alcuni anni viene poi affidato ad Andrea Azzalin, nel 2003, oggi 68enne, originario di Vercelli, anima ed immagine della struttura. La forza del rifugio sta tutta nella sua raggiungibilità: la strada per accedervi è un tratto poderale sulla quale si può camminare agevolmente, poco lontana dal Trecciolino. Il passaggio inoltre è chiuso al traffico.
Al rifugio ‘Alpe Cavanna’ Azzalin è un tuttofare: cucina, pulisce e accoglie i visitatori come fossero i suoi amici. Molti si recano alla sua baita per mangiare la sua famosa polenta, grassa o magra che sia, e per vivere momenti di convivialità. Il gestore, nonostante l’età e gli acciacchi, si dimostra sempre disponibile e sorridente, accogliendo ogni nuovo giorno di lavoro non come un peso ma come motivo d’orgoglio e di soddisfazione.
Anche Andrea ha dovuto adeguarsi alle normative anti Covid-19: mascherine, gel, igienizzante all’entrata e purtroppo camere per ora inutilizzabili a causa delle normative. Nonostante ciò da parte di Azzalin non manca mai un sorriso, una battuta scherzosa o un “benvenuto” poiché apprezza troppo il proprio dovere e lavoro. D'altronde, come diceva Confucio: “Se ti piace quello che fai non lavorerai mai un giorno della tua vita”.