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ATTUALITÀ | 06 agosto 2020, 06:50

Edgardo Sogno, a 20 anni dalla morte l'omaggio a Camandona del vicepresidente dell'Ordine Giornalisti Piemonte

Ezio Ercole ha visitato la tomba di famiglia commemorando la figura del comandante Franchi, scomparso il 5 agosto 2000: “È stato uno dei padri della patria ma non ha ricevuto gli onori che meritava”.

edgardo sogno

“Edgardo Sogno è stata una figura importante nella storia d'Italia. Uno dei padri nobili della patria ma purtroppo non ha ricevuto gli onori che meritava”. A 20 anni esatti dalla scomparsa del conte Edgardo Pietro Andrea Sogno Rata del Vallino di Ponzone, il vicepresidente dell'Ordine dei Giornalisti del Piemonte Ezio Ercole ha raggiunto il paese di Camandona per rendere omaggio al diplomatico, partigiano, politico, scrittore e militare italiano di origini biellesi. Sepolto nella tomba di famiglia, accanto alla moglie Anna, morta nel 2005. “Sono lieto di essere venuto nel Biellese per ricordare un personaggio di cui oggi non si ha più memoria, specialmente tra i giovani – sottolinea amaramente Ercole - Esempio fulgido di coerenza, Sogno ha sempre seguito la sua coscienza per tutta la vita ignorando le convenienze del momento”.

Nato il 29 dicembre 1915 ed erede di un'antica famiglia nobiliare di Camandona, Sogno muove i primi passi nel Regio Esercito, fino ad arrivare nel corpo diplomatico: convinto antifascista e di fede monarchica, partecipa alla Resistenza italiana con il nome di battaglia di Franco Franchi, venendo insignito della Medaglia d'oro al valor militare. Dopo la guerra partecipa ai lavori dell'Assemblea Costituente, in rappresentanza del Partito Liberale. Per il vicepresidente dell'Ordine del Piemonte, sono almeno tre gli episodi che ben caratterizzano la personalità di Sogno: ”Nel 1938, con la promulgazione delle vergognose leggi razziali, Sogno si appuntò sul petto una stella di David gialla in segno di solidarietà e percorse le vie principali di Torino ostentando in pubblico un simbolo dal profondo significato – osserva Ercole - Un altro fatto esemplare è avvenuto il 10 giugno 1940, dopo il discorso di Benito Mussolini che annunciava l’entrata in guerra dell’Italia: Sogno aprì le finestre della sua residenza di Torino, situata in via Donati, per far udire a tutto volume La Marsigliese. L’ultima vicenda di rilievo è il tentativo di liberare Ferruccio Parri e altri partigiani incarcerati presentandosi vestito da ufficiale delle SS parlando un tedesco perfetto”.

Gesti significativi che dimostrano la caratura dell'uomo, vero “cavaliere di cristallo”: puro ma molto fragile. “Uno strenuo difensore della democrazia, pronto a combattere prima il nazifascismo poi il comunismo di stampo sovietico – analizza Ercole – con le sue propaggini in Europa, non piegandosi mai al compromesso”. Sogno è stato anche figura controversa, finita al centro di alcune vicende nazionali ancora non del tutto chiarite, come il cosiddetto golpe bianco.  “Nella seconda metà degli anni ’70 – spiega Ercole – Sogno venne incarcerato per qualche mese con l'accusa di sovversione dell’ordine costituito. Il giudice istruttore era Luciano Violante e, dopo qualche anno, venne prosciolto pienamente per non aver commesso il fatto dall'istruttoria di Roma. A quell'epoca ero un giovane critico d’arte e musicale ed ero abbastanza lontano da quelle problematiche. A distanza di anni credo che, allora, furono formulati giudizi troppo sommari. La storia deve ancora essere sviscerata per avere un quadro d’insieme il più completo possibile. In ogni caso la sua vita, privata e pubblica , parla per lui”.

Negli ultimi anni, oltre a scrivere articoli e libri, si riavvicina alla scena politica nel 1996 candidandosi tra le fila di Alleanza Nazionale, come indipendente nel Polo della Libertà. “Credo che fu un errore – conclude Ercole – Non ne faccio un discorso di bandiera politica ma una personalità come lui avrebbe dovuto mantenere un profilo istituzionale e super partes. Ma Sogno non era uomo da star alla finestra ma d’azione, pronto a gettarsi nell’agone, con un attacco di cavalleria e all’arma bianca”. Sogno muore il 5 agosto 2000 e il premier di allora, Giuliano Amato, gli attribuisce i funerali di stato, dovuti a coloro che sono insigniti al valor militare. “Anche questo atto dovuto, vergognosamente, divise la politica italiana – rammenta Ercole – La sua bara fu riposta su un affusto di cannone e percorse Corso Vittorio Emanuele fino alla chiesa della Gran Madre di Dio, a Torino, con una partecipazione inverosimile, e non prevista, di popolo. Fui testimone oculare di quel singolare funerale”.

La salma viene tumulata a Camandona dove, a distanza di 20 anni, il vicepresidente dei giornalisti del Piemonte ha voluto commemorare la figura di Sogno. Nelle stesse ore, si registrava la morte di Sergio Zavoli: giornalista, scrittore, parlamentare, presidente della Commissione di Vigilanza Rai, autore e conduttore di note trasmissioni televisive, come La Notte della Repubblica. “Personalità eminenti ma soprattutto uomini che hanno svolto il compito, e la loro missione, con coscienza, scienza e passione civile, avendo proprie idee senza per forza farle diventare verità assolute. Il giornalismo è una missione, come l'arte: deve osservare la realtà e tentare di tradurla nel migliore dei modi possibili ai lettori. Zavoli ci è riuscito, assolvendo compiutamente il suo ruolo”.

Infine, durante la sua visita nel Biellese, non poteva mancare un omaggio alla Madonna d'Oropa e ad un altro grande personaggio, sepolto nel cimitero poco distante dal Santuario: quel Riccardo Gualino di fama internazionale ma poco riconosciuto in patria. Industriale, collezionista d'arte, grande mecenate e produttore cinematografico. “Diverso da Sogno in mille aspetti ma con una caratteristica comune – afferma Ercole – un sognatore concreto, che quando traduceva in pratica i propri progetti veniva aspramente combattuto”.

g. c.

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