Biellese Magico e Misterioso - 19 luglio 2020, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: La fontana delle fate del Pian Paris

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: La fontana delle fate del Pian Paris

   La fontana delle fate si trova a poca distanza dallo chalet del Pian Paris, poco sotto il Tracciolino da Urupa a Bagneri, accanto allo sterrato che scende verso San Grato.

    Anche l’edificio che dà il nome alla località ha una storia straordinaria perché dopo esser stato edificato a fine Ottocento come casa di villeggiatura del facoltoso imprenditore e filantropo sordevolese Eugenio Bona, era stato ampliato ed ammodernato nel 1935 da Federico Maggia, vandalizzato dai tedeschi che gli diedero fuoco completamente nel 1944 in un rastrellamento di partigiani e ricostruito nel Dopoguerra.

    Ma il luogo magico del “Pian Paris” é la fonte delle fate, una sorgente che é poco discosta dallo chalet ma che non sgorga dalla roccia bensì direttamente da un prato fiorito che si distingue dagli altri pascoli solo perché é d’un verde leggermente più scuro.

   E già questo é un piccolo, gradevole ed intrigante mistero: quello d’una sorgente segreta.

   Da questa fonte nascosta scende un ruscello che scorre nell’erba alta finché giunge ad una vasca del piccolo alpeggio mezzo diroccato dove, come si racconta, viveva una colonia di fate danzatrici ed ammaliatrici che facevano da guardiane alla natura incontaminata ed alla magica acqua salvifica della straordinaria sorgente. Ma soprattutto si divertivano libere e felici, assieme agli elfi burloni, “spitascé” e “ghignarel” che vivevano nelle cavità vicine all’Elf, senza disdegnare i favori dell’“uomo selvatico”, abitatore dell’angusta caverna ancor oggi esistente oltre l’invasiva Trappa di lanaioli forestieri.

    Con l’arrivo dei villeggianti borghesi di Sordevolo la loro vita serena e tranquilla doveva finire per sempre anche se le fate non se ne erano mai andate, rimanendo nascoste fra i fiori nelle giornate assolate ed uscendo solo nelle notti di luna, mostrandosi solo raramente a qualche essere umano che sentivano in sintonia con il loro specialissimo mondo di magia e di sortilegio.

    Fra i ricordi di famiglia, conservo una foto di mia madre adolescente che guarda sorridente l’obiettivo con i suoi grandi occhioni scuri seduta un prato vedeggiante. Sul retro dell’istantanea la scritta “Pian Paris 24 agosto 1938”.

   La mamma mi raccontava che col nonno “Pinotin” saliva d’estate da Sordevolo in uno degli alpeggi che sovrastano il mitico Pian Paris; forse Bugi delle “ròve dël Diav”, oppure Scòs, Penna, Bosoni o magari quello del Pian delle Fontanelle. 

   Andavano a trovare un amico di famiglia e rimanevano qualche giorno nella baita ad portare le mucche al pascolo, imparare un po’ delle tecniche casearie e dividendo l’immenso piacere della vita all’aria aperta nell’altura “pù davzin al Signor”. 

    Lassù mia Madre non era mai sola. 

    Perché vedeva danzare le fate.

    

   Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

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   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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