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Biellese Magico e Misterioso | 28 giugno 2020, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Residui di paganesimo nel santuario del Cavallero di Coggiola

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Residui di paganesimo nel santuario del Cavallero di Coggiola

L’isolato santuario del Cavallero a tre chilometri da Coggiola più che in un luogo di devozione cristiana sembra d’essere ripiombati in un centro di spiritualità paganeggiante e druidica,

Secondo il leggendario di fondazione, dove sorge questo luogo di culto nel 1678 una pastorella sordomuta avrebbe miracolosamente riacquistato l’uso della parola e dell’udito dopo l’apparizione della Madonna. Tuttavia, molto stranamente, le due feste celebrative del Cavallero avvengono il 19 marzo per San Giuseppe ed il 5 agosto per la “Madonna della Neve”, una devozione molto diffusa e che in molte occasioni é servita a sovrapporsi ad antiche devozioni pagane.

Il santuario si raggiunge solo a piedi, camminando per un sentiero che si addentra piano piano nella foresta accanto al Sessera, che borbotta continuamente come a dare un ritmo musicale ad un percorso iniziatico verso la natura selvaggia. Si cammina in un’atmosfera fatata per mezz’ora, io ci ho impiegato il doppio.

Oggi però la maggior parte dei turisti che raggiungono il santuario preferiscono percorrere lo sterrato pianeggiante che da Massarenga costeggia il torrente che si attraversa su un traballante ma sicuo ponte pedonale sospeso.

A parer mio, questa strada é sconsigliabille a coloro che vogliono penetrare spiritualmente nei segreti d’una religiosità legata alla natura ed al fascino del creato.

Salita una lunga serie di gradini in pietra, appare il Cavallero e subito si resta colpiti dall’imponenza d’un grande castagno secolare che sembra sbarrare il passo, piantato davanti ad una ripida parete rocciosa dove si vede, primo segnale d’una antica ritualità, una pietra scivolosa, molto simile ad analoghe pietre presenti nella Bess (“Ròch dla sguja”), a Bard e a Machaby. Naturalmente, oggi come oggi, nessuno sa se in passato si praticavano davvero dei riti propiziatori di fertilità come invece si sa per certo negli altri siti prima ricordati.

Benché arricchito da diverse cappelle pedagogiche con grandi statue che illustrano ai fedeli episodi di edificazione cristiana (compresa la scena dell’apparizione della Madonna alla pastorella) l’edificio religioso non presenta grande interesse, anche perché sempre chiuso salvo nei pochi momenti delle due feste.

L’unico elemento notevole é una fontana sulla destra del porticato, dove sgorga un’acqua ritenuta altamente terapeutica.

Oltre allo scivolo, é un altro indizio d’una antica credenza paganeggiante e par di vedere druidiche ritualità con abluzioni sacrali.

Il largo piazzale antistante la chiesa é dovuto ad una singolare trasformazione dell’uomo perché é stato realizzato artificialmente coprendo la parte più ripida del rio Cavallero che invece si attraversava da sempre comodamente con un ponte di pietra.

In questo modo, il guado del Cavallero non esiste più e probabilmente con la creazione del piazzale si é definitivamente distrutto il luogo principale dove si manifestavano antiche pratiche.

Il nome “Cavallero” non c’entra nulla coi cavalli o coi cavalieri.

Con molta probabilità, deriva dall’espressione “Cavalon” che viene usato indicare il corso impetuoso delle acque unita ad “er” che nel piemontèis biellese si usa per segnalare un dosso. Dunque, il luogo dove il torrente é più impetuoso e dove c’é un passaggio elevato, un guado. Che però ora non si vede più, sotterrato dalla piazza.

Ed é un vero peccato perché nella tradizione dei popoli antichi, il guado era il luogo deputato a confronti fra uomini coraggiosi per dirimere contese e sfidarsi in ardimento e di baldanza.

Se davvero il Cavallero fiume o località era un centro importante delle prime popolazioni non siamo in grado di dirlo. Ma vi sono pochi dubbi che la sua cristianizzazione abbastanza recente si sia sovrapposta a qualcosa di più antico: al guado pietroso sul rio pericoloso per dei riti di passaggio ?

L’ipotesi é ardita ma affascinante.

De resto l’importanza rituale del guado si registra anche in un altro lembo di Biellese, sul corso più basso del torrente Sarv dove il toponimo piemontese “Giflenga” si ritiene d’origine vagamente germanica (longobarda ?) e deriverebbe da “ghiffa” nel significato di “palo di confine”, come il paese del lago Maggiore dove é stato edificato il famoso Sacro Monte. In una campagna ubertosa disseminata di cascine, anche la frazione Bonda (derivato dall’antico ‘bheand’) richiama il concetto di limite. In lingua piemontese “gigg” significa focoso e “flinga” é la verga flagellante perciò si potrebbe anche pensare che il luogo ricordi un territorio dove si sarebbero svolti dei furibondi contrasti e delle contese feroci, tanto più che la posizione della borgata é proprio quella ideale per delle dispute confinarie perché sorge vicino all’importante guado medioevale sul Sarv che metteva in comunicazione il “Priorato cluniacense dei santi Pietro e Paolo” della Garella, luogo di sosta e di ristoro per i pellegrini che attraversavano l’alta pianura padana per raggiungere Santiago di Compostela.

Una delle due borgate del Comune conserva il nome di Castellazzo, probabile ricordo d’una piazzaforte (appunto, confinaria), distrutta forse per una delle devastanti inondazioni del Sarv come quella che nel 1648 distrusse l’antica pieve di San Martino.

Nelle località vicine ai guadi sono state spesso rinvenute delle armi ed anche Gifflenga ha nello stemma comunale una spada.

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

Dal 14 febbraio 2017 nella rubrica “Biellese magico e misterioso” sono stati pubblicati più di 160 articoli che si possono ancora leggere nella sezione “Archivio” di Biella News.

Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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