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COSTUME E SOCIETÀ | 23 maggio 2020, 19:43

Strage di Capaci, sindaci e Libera Biella a Bioglio per ricordare Giovanni Falcone FOTO e VIDEO

Stefano Ceffa, sindaco di Bioglio e coordinatore provinciale di Avviso Pubblico, la rete antimafia dedicata ai comuni: "Non abbiamo "allargato la voce" perché dobbiamo essere ancora prudenti, ma dove c'è un sindaco c'è la sua comunità. Non mancheranno momenti in cui tornare a ricordare insieme"

strage capaci

Foto e video Giuliano Fighera

I sindaci biellesi uniti per ricordare la strage di Capaci. Era il 23 maggio 1992 quando gli attentatori di Cosa Nostra fecero esplodere un tratto della A29 per uccidere il magistrato antimafia Giovanni Falcone. In quel momento, infatti, stava transitando il corteo della scorta con a bordo il giudice, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Tutti morirono nell'attentato, mentre altre 23 persone rimasero ferite.

Oggi, nel 28esimo anniversario, oltre 20 primi cittadini biellesi si sono riuniti a Bioglio per commemorare quell'evento tragico e celebrare la libertà. Ad aprire il momento l'Inno nazionale, seguito dal suono del silenzio e dalla benedizione di don Luigi Tajana. Durante la commemoriazione, i sindaci ci sono dati il cambio leggendo riflessioni di Giovanni Falcone. Presenti anche Domenico Cipolat di Libera Biella, il comandante della Stazione Carabinieri di Bioglio Remy Di Ronco e il musicista Alessio Camaiti, che ha intrattenuto i presenti a fine celebrazione.

"Non abbiamo "allargato la voce" perché dobbiamo essere ancora prudenti - spiega Stefano Ceffa, sindaco di Bioglio e coordinatore provinciale di Avviso Pubblico, la rete antimafia dedicata ai comuni -, ma dove c'è un sindaco c'è la sua comunità. Non mancheranno momenti in cui tornare a ricordare insieme. A tutti il mio grazie e il mio saluto".

 

 

Ceffa, nel suo intervento, ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto, insieme alla sua amministrazione comunale, a dar vita a questa manifestazione: "Questo momento nasce “senza pretese”, in modo un po’ “rozzo” e artigianale, ma proprio perché nasce da un “bisogno del cuore” è un momento bello e significativo.
Oggi ricordiamo e diciamo grazie. Lo facciamo perché siamo consapevoli che corriamo il rischio di incrociare momenti in cui romperemo i legami con la storia delle nostre comunità tagliando i ponti con la memoria, ma non saremo noi quegli uomini e non è oggi quel momento.

 

Oggi scandiamo il nome di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Insieme a loro ricordiamo tutte le vittime innocenti i cui nomi non abbiamo potuto leggere il 31 marzo (Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, ndr) ma che non smettono essere “pietre di inciampo” nel cammino quotidiano di riaffermazione del valore della legalità.

 


Allo Stato è richiesto più coraggio, più capacità di controllo del territorio, più efficienza, più intelligenza nella costruzione di una burocrazia preventiva e non inutilmente borbonica, più solidarietà, più capacità di includere.
Più lo Stato sarà presente meno le mafie conteranno. Su questo terreno i sindaci possono e devono svolgere la funzione che hanno sempre svolto e che ha portato anche loro, anche troppi nostri colleghi a morire come Giovanni Falcone. Lo facciamo, lo faremo, nel dialogo con le forze dell’ordine, con la magistratura, con i corpi intermedi nella certezza che in questo cammino non siamo soli, le nostre comunità sono con noi e con noi sono anche gli uomini che oggi ricordiamo".

Redazione

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